“Dal nostro voto dipende la vita del governo: ogni nostra decisione passa responsabilmente attraverso questo filtro, ma bisogna che il governo non abusi della nostra responsabilità”, sono queste le parole di un senatore dell’area riformista del Partito Democratico, la minoranza riformista visto che il progetto di Renzi non prevede chissà quale rottura col passato, e accende ancor più lo scontro nel PD.

Questa frase non è stata detta a caso, ma in risposta alla tranquillità ostentata dal premier dopo l’incontro con il Presidente della Repubblica, carica che a breve rimarrà vacante e sarà un altro terreno di battaglia tra le forze che compongono l’area Dem; si delinea sempre più come opposizione interna la linea che i “dissidenti” intendono mettere in campo, e prepareranno un altro documento che proponga “passi in avanti su ammortizzatori sociali e tutele”.

Dal canto loro le forze fedelissime a Renzi parlano già di porre la fiducia sulle prossime votazioni, se il numero di senatori controcorrente dovesse essere superiore ai 27 dell’ultima conta, per fare in modo che chi abbia intenzioni sovversive torni all’ovile, se invece ci sarà la possibilità di proporre emendamenti alla delega, dice Marcucci, si potrebbero sostenere alcune modifiche dell’opposizione.

Il 13 dicembre Pippo Civati riunirà a Bologna, “nel nome del centrosinistra, le persone che condividono una linea diversa” ed è già pronto un invito anche per Romano Prodi, padre dell’Ulivo. L’ex premier  ha sempre negato di aspirare al Colle, ma è considerato da molti Democratici della minoranza il miglior candidato, descritto da Fassina come “una figura autorevole e indipendente, non subalterna al governo e ai suoi interessi”.

Il gioco tra le parti si fa sempre più duro e le carte in tavola continuano ad aumentare, e la battaglia per il Colle non sarà l’ultimo degli “strappi” che vedremo in questa legislatura.

Andrea Zampini

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