Partiamo dal fondo: in uno spicchio del Bentegodi qualche centinaio di tifosi del Milan tira di tutto a qualche centinaio di tifosi del Verona. Non si tratta di razzismo, solo di cretineria, frustrazione, prova che ci sono uomini più vicini a Dio e altri più simili alle bestie. Meglio fissare gli occhi su altro, su chi ha cervello: ieri a Verona l’hanno usato in tanti. Prima della partita la fetentissimaparola che passava per la testa dei più era «razzismo» e «Balotelli» e «Buu!». Tutti a dire: «Oggi allo stadio finisce male, Balotelli ha provocato, si prenderà gli insulti, magari reagirà, l’arbitro sarà costretto a sospendere la partita, la curvagialloblu sarà chiusaperi prossimi 50 campionati». Niente di tutto questo: i tifosi veronesi, indicati persino da «Sports Illustrated » come i più razzisti d’Italia (ma che ne sanno loro?), si sono dimostrati i più intelligenti. Volevano contestare Balotelli perché lo ritengono antipatico e hanno usato un’arma micidiale: l’iro – nia. Applausi costanti per Mario, a ogni tocco, applausi finti, ovvio, ma che non fanno male a nessuno. Il resto è successo incampoe forse è ancora più incredibile. La squadra di Mandorlini è partita contratta, ha subìto il primo gol rossonero di Poli (uno-due proprio con Marione), poi si è rilassata e ha dato una piccola lezione di calcio ai ragazzi di Allegri. Merito di un centrocampo assai pimpante, di un contropiede micidiale, soprattutto di una difesa (quella rossonera) assolutamente impresentabile. Tal Luca Toni (quello del Lu-ca- To-ni-Mac-che-ro-ni di bavarese memoria) a 36 anni si è travestito da lama rovente e ha tagliuzzato a piacimento le «margarine» Mexes- Zapata. Il primo gol è arrivato su calcio da fermo (antico difetto della difesa di Allegri), il secondo su assist di Jankovic. In entrambi i casi il campione del mondo 2006 ha utilizzato il capoccione, con la retroguardia rossonera addormentata. Non che in attacco sia andata meglio: Balo è partito bene, ma sul finire di gara si è fatto prendere dal nervoso (sai la novità) e ha rimediato il secondo giallo in altrettante partite ufficiali. Il fallo da rigore (spintarella da dietro) probabilmente c’era, ma la reazione è stata spropositata. El Shaarawy dal canto suo non s’è mai visto, così come il pasticcione Niang. Il resto lo ha fatto Allegri, parso il tecnico «spettinato » di un anno fa. Ha inserito il giovane Petagna, il trattenuto-suomalgrado Robinho, l’imbaraz – zante Emanuelson. Poi si è giustificato a bocce ferme: «Abbiamo giocatori che non hanno fatto la preparazione, però questo non deve essere un alibi ». E poi, a proposito di mercato: «Questa è la rosa a disposizione, ora pensiamo amercoledì e poi vedremo». La sensazione, netta, è che tra i tifosi milanisti crescano a velocità siderale i «pro- Inzaghi» (ieri la sua Primavera ha stravinto 4-0 con il Pescara). Forse ci sono iscritti anche tra i dirigenti. L’idea di patron Silvio invece è nota: lui l’allenatore voleva cambiarlo già qualche mese fa.

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