Una riforma storica, che abolisce l’ergastolo e inasprisce le pene contro pedofilia e corruzione.

L’ultima decisione di Papa Francesco, che attraverso l’innovazione mira a restaurare i pilastri della Chiesa, è arrivata ieri e riguarda le norme penali e le sanzioni amministrative per lo Stato della Città del Vaticano.

Attraverso un “Motu Proprio”, ovvero un atto di personale iniziativa, Bergoglio ha riformato il codice penale, entrato in vigore dopo i Patti Lateranensi del 1929 e da allora pressoché mai modificato. La piccola rivoluzione del Pontefice parte dall’abolizione dell’ergastolo e arriva al giro di vite sui reati contro i minori, passando per l’inaspri – mento delle pene relative alla corruzione. E dunque, basta carcere a vita nello Stato Pontificio: dal 1° settembre sarà sostituito con la reclusione da 30 a 35 anni. Il Papa ha disposto l’estensione ::: LA SCHEDA TRE GRADI DI GIUDIZIO Il sistema giudiziario dello Stato Vaticano è organizzato sulla falsariga di quello italiano: anche in Vaticano i gradi di giudizio sono tre. IL «PROMOTORE» La carica giudiziaria più importante è il Promotore di giustizia.

Il 4 giugno 2013, con atto pontificio, Papa Francesco ha nominato promotore di giustizia della Corte d’appello vaticana il prof. avv. Raffaele Coppola, Direttore del Centro di Ricerca “Renato Baccari” del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bari. PATTI LATERANENSI Il codice di procedura civile del Vaticano risale al 1946 e per quello di procedura penale si fa riferimento all’omologo italiano del 1913. Nei casi in cui il reato venga commesso nel territorio vaticano e il criminale scappi in Italia, la giustizia italiana subentra a quella vaticana in base all’art. 22 dei Patti Lateranensi del 1929.

PENA DI MORTE La pena di morte, mai applicata, è stata formalmente in vigore fino al 1969 per l’unico caso dell’assassinio del papa, ma essa fu definitivamente tolta dall’ordinamento vaticano nel 2001. della giurisdizione sui reati contro la sicurezza del Vaticano, e punizioni più severe per chi sottrae documenti: norma che se fosse stata adottata prima avrebbe permesso di giudicare il “Corvo” Paolo Gabriele, maggiordomo infedele di Ratzinger che fece scoppiare Vatileaks, non solo per il furto delle lettere riservate ma anche per attentato alo Stato. Vuol certo essere un ulteriore segnale di cambiamento, alla luce degli scandali che hanno scosso la Chiesa, il capitolo riguardante i delitti contro i minori. Sarà punita la vendita, la prostituzione, l’ar – ruolamento, la violenza sessuale a danno dei bambini, la pedopornografia, la detenzione di materiale pedopornografico e gli atti sessuali con minori. A queste nuove norme sono sottoposti non solo tutti gli officiali e dipendenti della Curia Romana, ma anche nunzi apostolici e personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché i dipendenti di organismi collegati alla Santa Sede indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio del Vaticano.

È stato poi introdotto un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche per tutti i casi in cui approfittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti: la responsabilità è diretta, le sanzioni interdittive e pecuniarie.

Inoltre il Motu Proprio delinea i principi generali del giusto processo entro un termine ragionevole e quelli della presunzione di innocenza, potenziando i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria, con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dal blocco preventivo dei beni. Sono state inoltre introdotte nuove figure criminose relative ai delitti contro l’umanità, e punizioni specifiche per crimini come il genocidio e l’apartheid, oltre quello della tortura, in conformità con il diritto internazionale.

Infine le modifiche che portano a una stretta sulla corruzione, e quindi le leggi contro il riciclaggio di denaro (azione che sembra essere stata necessaria dopo lo scandalo allo Ior) e quelle riguardanti il terrorismo internazionale. «Ai nostri tempi il bene comune è sempre più minacciato dalla criminalità transnazionale e organizzata, dall’uso improprio del mercato e dell’economia, nonché dal terrorismo » scrive Papa Francesco nella lettera apostolica. «È quindi necessario che la comunità internazionale adotti idonei strumenti giuridici che permettano di prevenire e contrastare la criminalità, favorendo la cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale».

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