Potrebbe essere il 2011 l’anno del sorpasso della tecnologia mobile su quella fissa, l’affrancamento di Internet da fili, cavi e doppini. Certo, c’è ancora da superare l’incognita del Natale che per high tech e non solo rappresenta il picco delle vendite. E anche l’incognita al quadrato della frenata dell’economia che ha già portato la Apple a ridurre di un quarto gli ordini di iPad dai propri fornitori. Ma se tutto andrà come previsto in un report di Morgan Stanley, ripreso dall’Economist questa settimana, il 2011 si chiuderà con un numero complessivo di smartphone e tablet messi sul mercato superiori per la prima volta a quello aggregato di computer desktop e laptop. Si avvererebbe così la facile profezia dello scomparso guru della Apple, Steve Jobs, che di certo al primato della mobilità aveva creduto diffondendo il verbo di iPhone e iPad, i campioni della specie.

Anche se sono in tanti ad avere previsto il sorpasso: i produttori di telefonini che stanno ingaggiando una guerra fratricida per conquistare il mercato, come gli stessi operatori telefonici che stanno via via smantellando i piani per la banda larga fissa a favore di quella mobile. Telecom Italia, Vodafone, Wind e 3 Italia, per restare in casa, hanno appena acquistato le frequenze del cosiddetto 4G per 3,9 miliardi di euro. Intanto gli Android Phone, generalmente di provenienza asiatica come quelli della coreana Samsung o della cinese Huawei, combattono su scaffali e vetrine la loro lotta contro gli iPhone, i BlackBerry e i Nokia che si apprestano al rilancio con la Microsoft. Non ultimo c’è la disfida dei tablet con l’arrivo sul mercato americano entro breve del Kindle Fire della Amazon che in virtù di un prezzo molto concorrenziale, 199 dollari, potrebbe più dei vari Samsung Galaxy e altri apparecchi intaccare il primato, per ora assoluto, dell’iPad.

Non ci voleva una sfera di cristallo per capire che qualcosa stesse accadendo. Sarebbe bastato fare un giro in una qualunque metropolitana nell’ora di punta. O guardarsi intorno in un parco o in ufficio. Il mondo della tecnologia sta cambiando: sta diventando sempre più mobile, sempre più portatile. E lo sta facendo a velocità incontrollabili: tra il 1993 e il 2008 il numero dei computer in circolazione a livello mondiale è passato da 100 milioni a un miliardo. Ma le previsioni ipotizzano che nel 2020 i device connessi al web raggiungeranno i 10 miliardi. Può sembrare una stima esagerata ma bisogna tenere conto di diversi fattori.

1) Nei Paesi in via di sviluppo la Rete mobile e gli smartphone low cost stanno diventando il canale privilegiato dell’accesso a Internet saltando il passaggio della Rete fissa. In Brasile, anche in virtù di una politica ancora miope degli operatori fissi (le distanze sono molto ampie, è vero, ma le telefonate prevedono ancora un sistema di costose interurbane come nell’Italia degli anni Ottanta) lo smartphone si sta diffondendo nelle fasce povere della popolazione. Mentre in Indonesia il BlackBerry è già uno status symbol della classe media, un modo per dimostrare socialmente di non essere al gradino più basso.

2) Tra gli apparecchi mobili stanno entrando sempre più oggetti: le Xbox e le PlayStation, come le smart tv, televisioni che si collegano al web e che amplificano il processo di scomparsa dei computer dalle case (anche in quelle dove non è mai entrato).

3) Con la smart economy o Internet degli oggetti, si prevede che ben presto non solo lavatrici e frullatori avranno un collegamento al web ma anche, per esempio, le automobili e i mezzi pubblici. In alcune città come Seattle è già realtà un sistema di tram e autobus che si autoregola grazie alla Rete cercando di ottimizzare i flussi in base alle richieste degli utenti e al traffico. Sembrano futurismi ma l’accelerazione degli ultimi anni erode terreno sotto i piedi degli scettici.

4) Non va sottovalutato il fenomeno social network. La partecipazione a qualche forma di condivisione sociale, da Facebook a Twitter e Google+ rasenta ormai il diritto universale, non solo nel mondo occidentale. E i device mobili ne sono la porta privilegiata.

Il partito della mobilità difficilmente si arrenderà alla crisi.

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