Mille giorni, giù di lì, a chiedersi come potesse essere risalire su quel gradino del podio. Perché era dall’ottobre 2010 in Malesia che a Valentino Rossi non succedeva e molti sentenziavano non sarebbe più successo. Ma Assen è pista dei miracoli, per lui che ci credeva e per chi come Jorge Lorenzo ha insistito, pregato, insistito per partecipare alla festa, convinto di poter recitare un ruolo da protagonista com’è stato sino alla fine. Un trionfo per la Yamaha che ha piazzato tre moto nelle prime cinque, un disastro soprattutto per Pedrosa che è stato in gara soltanto per i primi giri, ma da quando è stato sfilato da Valentino ha smarrito la via guadagnando soltanto due punti su Lorenzo. Conti chesi fanno qui e soprattutto si rifaranno a fine stagione. Conti nei quali, però, con prepotenza da questo weekend rientra anche Rossi che ci ha messo molto a ritrovare la via, anche dopo aver sprecato due anni che potevano essere ancora buoni dietro le debolezze di Casa Ducati. Sapeva di avere il setting giusto, sin da venerdì quando con pista asciutta aveva mostrato un gran passo, indipendentemente da quello che era successo a chi occupa il suo stesso box. Lo sapeva come altre volte gli era successo in stagione, vedi Mugello e Barcellona in ultimo, ma riscoprirlo sotto la bandiera a scacchi ha un sapore molto più dolce, così come l’esal – tazione di un pubblico che lontano dai solito noiosi spagnoli si è esaltato soprattutto, quasi unicamente, nel vederlo davanti. Quello che vorrà dire una vittoria come questa, il peso che avrà anche all’interno del team Yamahalo sapremo entrounpaio di gare, ché a luglio tra Sachsenring e Laguna Seca si giocherà una parte importante della stagione. Sappiamo però il significato profondo che riveste per Rossi: «Quasi non me ne rendo conto, ma so di aver vinto una gara vera, Lorenzo a parte, e questo è quanto mi serviva. Dubbi su di me? Sì, ne no ho avuti, ma non ho mollato. Sapevo di aver lavorato tanto da inizio stagione ad oggi, sapevo anche che la Yamaha mi aveva sempre messo nelle condizioni migliori per andare forte e ancora li ringrazio per l’occasione offerta ne rivolermi con loro, oggi ho delle certezze in più». Quelle legate anche ad una moto che finalmente sente sua come mai gli era successo in Ducati, come ancora non gli era successo avendo in sostanza ereditato quanto costruito da Lorenzo nei suoi due anni di assenza: «Ora riesco a guidarla come voglio, abbiamo fatti grandi passi in avanti e la direzione è quella giusta». Per arrivare dove non lo dice, però dall’alto delle sue 34 primavere sa che adesso anche gli altri cominciano a temerlo. Lorenzo compreso, che per parte sua ha vinto la personale sfida alla pista di Assen che negli ultimi due anni gli era stata nemica. Sino a quando la spalla ha retto, è stato in lotta per il podio e dopo saggiamente ha tenuto in passo da crociera, buono per rimediare solo 15 secondi da Rossi ma per rifilarne quasi 20 alle Ducati ufficiali di Dovizioso e Hayden, ancoraunavolta imbarazzanti per la poca competitività. «Non sono un eroe – si è schernito alla fine Jorge -anchese è stata molto dura. Gli eroi veri sono quelli che a fine mese devono portare a casa la pagnotta, in fondo io faccio una vita meravigliosa ». Come i duelli che da oggi si ripresenteranno con Rossi. Classifica MotoGp: Pedrosa 136 punti, Lorenzo 127, Marquez 113, Crutchlow 87, Rossi 85. Prossimo Gp: Sachsenring 14 luglio.

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