Da una parte Davide Vannoni, laureato in Lettere, docente di Psicologia all’Università di Udine, e presidente della Stamina Foundation. Sostiene di aver trovato un metodo per usare cellule staminali nella cura di malattie gravi come il Parkinson. Dall’altra la comunità scientifica internazionale, che parla di malati usati come cavie e del caso Italia come “Far West” medico; inchieste della magistratura; autorità di controllo che impongono il blocco. In mezzo, genitori e parenti di persone affette da malattie ritenute incurabili che vogliono sfruttare anche questa possibilità; altri magistrati che ordinano le cure; servizi Tv e vip che scendono in campo a fianco dei malati. Così, con un occhio alla scienza e un altro al consenso, il Parlamento ordina, compatto come di raro capita, di sperimentare il metodo Vannoni. Gente ha chiesto a un gruppo di esperti di spiegare il caso. Cosa sono le cellule staminali? Sono la base da cui si forma l’organismo. Durante la gravidanza, le staminali si trasformano in ossa, cervello, cuore… Spiega Piergiorgio Strata, docente emerito di Neurofisiologia all’Università di Torino: «Possiamo paragonarle a un bambino: può diventare un ingegnere, un medico o un contadino. Dipende dagli studi che intraprende». Perché sono importanti? Prelevando le cellule staminali e indirizzandole perché si trasformino in tessuti danneggiati, avremmo trovato la cura a molte malattie. Le staminali più “utili” so no quelle prelevate dall’embrione, perché in grado veramente di trasformarsi in qualsiasi tessuto. Il prelievo però provoca la distruzione dell’embrione stesso e questo ha suscitato un acceso dibattito etico (in Italia la sperimentazione con cellule embrionali è vietata). La ricerca avviene con staminali adulte, prelevate dal cordone ombelicale, dal sacco amniotico, dal sangue, dal midollo osseo, dalla placenta o dal grasso. Per cosa vengono utilizzate? Con le staminali, ogni anno sono curati oltre 26mila europei. «Sono usate so prattutto per malattie del sangue», spiega Strata. Sono impiegate anche per trapianti di pelle a ustionati gravi. «Sono in corso sperimentazione per l’uso in casi di ischemia miocardica, nel diabete e nei trapianti di organo per evitare i rigetti», aggiunge Camillo Ricordi, direttore del Centro trapianti cellulari e dell’istituto di ricerca sul diabete dell’Università di Miami. Perché tanta attenzione intorno alle staminali? È un grande affare: un ciclo di cure può costare decine di migliaia di euro. Nel 2008 , la Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali lanciò l’allarme contro i “venditori di olio di serpente”, rimedi di nessun valore spacciati come cure miracolose. “Le cellule staminali possono aiutare a sviluppare cure per malattie oggi incurabili. Ma non siamo ancora a questo punto, qualunque cosa si dica”, ha scritto Nature, una delle più importanti riviste scientifiche. Purtroppo, i casi di ero naca, con pazienti truffati o, peggio, morti dopo i trattamenti, non mancano. Che cos’è il Metodo Stamina? La storia inizia 15 anni fa. «il 18 aprile 2 0 0 1 mi sono svegliato con la parte sinistra del volto paralizzata», racconta Davide Vannoni. «Dopo diversi tentativi di cura, nel 2 0 0 4 mi recai in Ucraina dove due biologi, Vyacheslav Klimenko e Olena Shchegelska, stavano sviluppando un trattamento con cellule staminali. Oggi sono quasi completamente guarito». È da qui che prende il via Vannoni. Porta in Italia i due ucraini e, assieme ad altri biologi e medici, sviluppa il metodo Stamina. «Con un intervento ambulatoriale, preleviamo le staminali adulte dallo stroma osseo [una parte dell’osso compresa tra la struttura esterna e il midollo, ndr]», spiega. «Sono quelle più vicine alle progenitrici, e riusciamo a ottenere cellule del fegato, del pancreas, cardiache, della pelle, delle cornee e del sistema nervoso». Vannoni riferisce di aver chiesto il brevetto per il suo metodo negli Stati Uniti, ma di aver lasciato cadere la pratica dopo la richiesta di alcuni chiarimenti: «Comunque la nostra è diventata pratica nota e nessuna azienda potrà lucrare. Vogliamo che le nostre cure restino gratuite», spiega. Funziona? «Sì», risponde Vannoni, mostrando i filmati dei pazienti curati. «Dal 2007 al 2011 abbiamo trattato circa 70 persone e nell’8 0 per cento la risposta è stata positiva». «Non ci sono prove che dimostrino l’efficacia del metodo. Solo le dichiarazioni dei genitori», ha invece detto Patrizia Popoli dell’istituto superiore di Sanità alla commissione Affari sociali della Camera. E ha aggiunto: «Ci sono grossi dubbi sulla reale efficacia e sicurezza del trattamento». Piergiorgio Strata taglia corto: «La scienza non è fatta di risultati casuali, ma di casi che possono essere riprodotti anche da altri». Cosa che al momento non è avvenuta, anche perché non è stato pubblicato alcun articolo. «Ci hanno sempre bloccato e non siamo mai riusciti a finire le terapie», spiega Vannoni, aggiungendo che «le cartelle cliniche sono a disposizione». Per dirimere la questione il professor Ricordi da Miami tenta una mediazione: «Il mio istituto è pronto a raggruppare un gruppo di esperti indipendenti per verificare i dati di Vannoni». Che però con Gente glissa: «Non credo che andrò da lui negli Stati Uniti». Ora si attendono i risultati della sperimentazione disposta dal Parlamento. «La produzione delle cellule dovrà avvenire presso una struttura autorizzata. Poi la terapia potrà essere effettuata presso un ospedale pubblico o struttura equiparata », spiegano all’Aifa, l’agenzia che in Italia autorizza l’uso di tutti i farmaci. Vannoni dovrà spiegare come ha sviluppato il suo metodo; gli scienziati dovranno poterlo riprodurre. E alla fine si valuteranno i risultati.

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