C’è del sangue sul pianerottolo, ancora sangue, calpestato da poliziotti e barellieri che ora sono andati via e hanno lasciato la Città dei Baci sola con quest’altro mistero, un altro delitto efferatissimo, nello stesso giorno in cui a Roma si è riaperto il processo di Mez, Amanda e Raffaele. Perugia che si scopre violenta (due settimane fa c’è stata anche la strage alla Regione Umbria) e fa fatica a riaddormentarsi. Via Ettore Ricci 14, terzo piano, tre porte sole sul pianerottolo: l’assassino, alle tre di lunedì notte, punta dritto a quella centrale, una porta modesta, l’abbatte a calci. L’uomo ha una pistola in mano, una vecchia Beretta del 1934: era in uso negli anni Cinquanta alle forze armate, alla polizia, ai carabinieri, poi ritirata dal mercato e ora difficile da rintracciare, negli archivi di un secolo fa. Dentro l’appartamento stanno dormendo Alessandro Polizzi, 24 anni, e la sua fidanzata Julia Tosti, 20 anni. I due si sono messi insieme il 3 febbraio scorso e hanno «postato» la bella notizia su Facebook. I colpi alla porta li svegliano di colpo, ma Alessandro è un ragazzo atletico e vigoroso, pratica pugilato e arti marziali tra cui una disciplina che si chiama Mma ed è una specie di street fighting, combattimento da strada. Insomma, Alessandro è uno che si sa difendere e infatti salta pronto addosso al suo assassino. Che però è spietato e soprattutto preciso: quasi al buio preme il grilletto in corridoio e fulmina con un colpo in pieno petto il ragazzo. Il suo lavoro, però, non è finito: vuole sterminare la coppietta («Di sicuro voleva ucciderli entrambi», sospira Alex, il fratello di Julia, accorso in ospedale), e infatti va a cercare la ragazza in camera da letto e spara ancora con la Beretta 34, la ferisce solo a un braccio perché lei prova a difendersi e devia il colpo, poi la pistola s’inceppa. Lui allora la riempie di botte e la colpisce al volto forse con un cacciavite, con cui ha già forzato il portoncino del pianterreno. Nell’appartamento affianco vive un’altra ragazza, si chiama Vania Ostili: le urla la svegliano, corre allo spioncino e vede Julia fuori con la faccia piena di sangue che piange e grida aiuto. Lei si spaventa e non apre subito. L’inquilino del piano di sotto, però, ha già chiamato il 113 e il 118, dopo pochi minuti i soccorsi sono sul posto, ma il killer—che aveva un cappuccio sulla testa e una sciarpa sul viso — si è già allontanato a piedi. Lo nota la gente affacciata ai balconi. L’uomo fa un solo errore: nella colluttazione avuta con Polizzi perde e abbandona la pistola in corridoio. La pistola che ora è in mano alla Scientifica. Ma ha agito in pochi minuti e non ha detto una parola, almeno questo ha riferito Julia, che non l’ha riconosciuto, al capo della Squadra Mobile, Marco Chiacchiera. Di sicuro, doveva covare molta rabbia. Gli investigatori vanno subito a cercare l’ex di Julia, V.M., un giovane con qualche problema di droga, tatuato e con i capelli rasati, con cui lei spesso litigava in modo violento — così hanno raccontato i vicini—ma lui è ricoverato all’ospedale Santa Maria della Misericordia dal 23 marzo scorso, nel reparto di otorino: perché la notte del 23, fuori da un discopub, davanti a un chiosco di panini, proprio Alessandro Polizzi lo aggredì a calci e pugni lasciandolo a terra con un orecchio sanguinante. Un’amica di V.M. sporse la denuncia. Ecco: lui avrebbe il movente della gelosia e della vendetta, ma è in ospedale, lo stesso dove ieri mattina è stata ricoverata Julia. È dunque V.M. il primo sospettato, la polizia sequestra subito i filmati delle telecamere intorno all’ospedale per capire se l’altra notte sia uscito e poi rientrato. O forse avrà assoldato qualcuno? Quattro poliziotti stazionano fissi davanti alla sua porta. V.M. non vuole parlare con la stampa. «Ma noi indaghiamo a 360 gradi», taglia corto il capo della Mobile. Fabrizio Caccia

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