«Hanno paura di darci il questore perché noi vogliamo sapere tutto anche sulle caramelle, e più continuano, più mi viene voglia di caramelle…» si è sfogata l’onorevole grillina Laura Castelli, confermando quanto il Movimento tenesse all’elezione di un «controllore» a Cinque Stelle anche a Montecitorio. Ma il Pd — dopo aver riconosciuto il ruolo dei Cinquestelle, al punto da rinunciare a un questore del Senato e a un vicepresidente della Camera — ha deciso di non «donare altro sangue». «Sui temi istituzionali — ha chiuso Bersani dopo il colloquio con Napolitano — noi abbiamo dimostrato rispetto per i loro elettori, loro non hanno mostrato rispetto per i nostri. Punto». Ma i grillini esultano, perché con l’elezione di un questore al Senato sono entrati di fatto nella «stanza dei bottoni» del Parlamento. A spulciare i bilanci per conto del M5S e deliberare sulle spese dell’odiata «casta» sarà la senatrice Laura Bottici, la cui foto è stata postata su Facebook dal capogruppo Vito Crimi: «Eccola la nostra Laura, che avrà un importantissimo incarico di garanzia… fantastico!». La Bottici dovrà lavorare al fianco di Lucio Malan (Pdl e Lega) e di Antonio De Poli di Scelta civica: il fedelissimo di Casini sarà il consigliere anziano dei questori, per essere risultato il più votato. Per giorni i grillini hanno sfoggiato un adesivo con scritto «questore = controllore», ma ce l’hanno fatta solo a metà. Alla Camera la sconfitta è stata inevitabile. Come scrive l’ex onorevole Andrea Sarubbi su #Opencamera, «la prassi parlamentare porta i gruppi a cercare accordi per garantire il pluralismo». I grillini non hanno voluto scendere a patti e hanno dovuto fare i conti con il meccanismo dei voti (e veti) incrociati previsto dal regolamento. È stata un’intesa blindata tra Pd, Pdl e montiani a delineare il nuovo collegio dei questori di Montecitorio, che è un po’ il consiglio di amministrazione dei due rami del Parlamento: sarà formato dal democratico Paolo Fontanelli, dal pidiellino Gregorio Fontana e da Stefano Dambruoso di Scelta civica. Per rispetto istituzionale i deputati di Sel hanno scritto sulla scheda il nome della grillina Castelli, ma i voti in dono non sono bastati. Il Movimento ha espresso «forte insoddisfazione» per l’annunciato siluramento di un «controllore dei conti» a Cinque Stelle. «Piuttosto che darci un questore scommetto che ci daranno una vicepresidenza — scriveva ieri mattina su Facebook l’onorevole Paola Carinelli —. Così si salvano la faccia, e non solo quella». Il pressing sulla Rete è durato tutto il giorno, ma in Parlamento i grillini non hanno nemmeno voluto incontrare gli altri partiti. Le votazioni per i quindici componenti dell’Ufficio di presidenza di Camera e Senato sono andate avanti per oltre cinque ore, lo scrutinio si è concluso dopo le nove di sera e dalle urne non sono uscite sorprese. A Montecitorio, grazie a 330 voti sulla carta, il Pd è riuscito a eleggere due vicepresidenti: la fassiniana Marina Sereni e Roberto Giachetti. Il deputato renziano, premiato dopo anni di superlavoro da segretario d’aula, starebbe meditando di rinunciare all’auto e all’appartamento che spettano di diritto ai vice di Laura Boldrini. Per la stessa carica il Pdl ha preferito Maurizio Lupi a Daniela Santanchè. Il quarto vicepresidente invece è andato ai Cinquestelle. E se Luigi Di Maio, 27 anni, studente fuoricorso di Giurisprudenza, l’ha spuntata, è stato solo grazie ai voti del Pd, tra cui quello di Pina Picierno che lo ha rivelato su Twitter. I vice di Pietro Grasso saranno Maurizio Gasparri (Pdl), Roberto Calderoli (Lega), Linda Lanzillotta (Scelta civica) e Valeria Fedeli (Pd). Quest’ultima è la moglie del senatore uscente Achille Passoni, sconfitto alle primarie fiorentine. Per completare l’ufficio di presidenza mancano gli otto segretari d’aula. Eccoli: Alessandra Mussolini, Elisabetta Alberti Casellati e Antonio Gentile per il Pdl, il leghista Giacomo Stucchi e, per il Pd, Silvana Amati, Luciano Pizzetti, Angelica Saggese e Rosa Maria Di Giorgi. Alla Camera lo spoglio è finito dopo le 22.30. Il Pd ha indicato come segretari d’aula Gianpiero Bocci, Caterina Pes, Margherita Miotto, Anna Rossomando e Valeria Valente, ma ha sostenuto anche il centrista Ferdinando Adornato.

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