Signor Grillo… dovrebbe gentilmente attendere qui» (Il funzionario del Quirinale ha una voce gelida). «Certo, grazie… ». «Tra breve sarete ricevuti dal presidente ». «Mhmmm… siamo un po’ in anticipo, eh?». Il comico genovese si sfila il cappotto e resta in abito blu, Vito Crimi si guarda intorno, Roberta Lombardi immobile: provate a immaginarveli nella Sala dei Parati Piemontesi, il soffitto alto e gli affreschi alle pareti, un divano del Settecento e poi i candelabri luccicanti, l’orologio da mensola in stile Luigi XV, il finestrone aperto sul cielo azzurro, sul vessillo tricolore che sventola. Meno di dieci minuti di attesa; alle 9.30, puntuali, rimbombano i passi del funzionario che torna. «Seguitemi, prego… Il capo dello Stato vi sta aspettando». Il colloquio dura cinquanta minuti. Conoscete le pesanti richieste di Grillo: o l’incarico di formare il nuovo governo, oppure la presidenza del Copasir e della commissione di Vigilanza Rai. Però forse non conoscete il ghigno che mette su il gran capo del Movimento 5 Stelle quando esce: niente a che vedere con certi sguardi decisi e assorti che di solito sfoggiano i leader politici dopo aver parlato con il presidente; il suo sguardo è un miscuglio di eccitazione e di stupore. Gli occhi spalancati, le pupille come mosche impazzite, lo sguardo che fa lui nei suoi comizi, nei suoi spettacoli, e che scoprimmo a Sanremo, tanti anni fa. Camminano a passi svelti: Crimi e la Lombardi devono andare a leggere un comunicato ai giornalisti in attesa nella sala della Loggia d’Onore, lui si volta—«Ragazzi, v’aspetto giù»—e s’avvia per la scalinata larga, di nuovo con il cappottone lungo e gli occhiali da sole, i corazzieri che fanno schioccare i tacchi al passaggio, l’autista privato Walter Vezzoli, sposato con la sorella della moglie, che aspetta in cortile accanto al van nero, il motore acceso (al diavolo l’inquinamento), i vetri oscurati come usano le rock star (all’arrivo Grillo ha abbassato quello di sinistra chiedendo al Guardiaportoni: «Sono nel posto giusto?»). Di lì a pochi minuti, segue foto ricordo: Grillo, Crimi e la Lombardi con sorrisoni da presa della Bastiglia, poi tutti dentro al macchinone, con il senatore Crimi che si mette a fare il grillino militante e allora, seduto sul sedile anteriore, inizia a riprendere i fotografi e i cameraman che, a loro volta, puntano gli obiettivi sulla macchina in uscita. È una scena comica che, rapidamente, diventa surreale. La macchina di Grillo accelera, s’infila nel traffico, mentre il battaglione dei fotografi arriva correndo, urlando. «Ahooo! Fermate!» «A Grillooo!» «E porca zozza!». «Er motorino, Sergé! Prennemo er motorino!». Inseguimento. Due cronisti pensano di essere furbissimi e si fiondano nella hall dell’hotel Forum, lo stesso dove fece a lungo base Mario Monti, e dove il comico ha alloggiato la notte scorsa. Ma la hall è deserta. All’improvviso si sparge la voce che Grillo stia andando ad incontrare l’ambasciatore degli Stati Uniti, David Thorne. Però poi squilla un cellulare: ragazzi, guardate che la macchina di Grillo ha appena fatto sosta davanti a Palazzo Madama, e la L o m b a r d i e Crimi sono scesi (Crimi, tra poco, ascoltato dall’agenzia Dire in streaming, spiegherà ai suoi che Grillo sarebbe rimasto piuttosto sorpreso nel trovare Napolitano «un po’ più sveglio rispetto a come se lo aspettava »; polemiche, bufera e, subito, le scuse di Crimi: «Non volevo offendere Napolitano, sono stato frainteso». Su Twitter precisa però meglio Pasquale Cascella, portavoce del capo dello Stato: «Alla fine Grillo disse al Presidente: “Non la chiamerò più Morfeo”. Evidentemente non aveva idea di che pasta fosse Napolitano… ». Il van nero, con Grillo seduto da solo sul sedile posteriore, cerca intanto di sfuggire all’impazzimento degli ingorghi. Per quattro volte, l’autista Vezzoli passa con il semaforo rosso. Quindi imbocca la corsia preferenziale di corso Rinascimento. E lo stesso fa all’inizio della via Aurelia. Quando l’autista decide di rispettare la segnaletica stradale, e rallenta, è possibile scorgere il comico impegnato in una appassionata telefonata con il cellulare (tra gli inseguitori c’è anche Massimo Giletti, con webcam sul casco). Grillo sta chiaramente dettando il comunicato che, quasi in contemporanea, viene pubblicato sul suo blog personale. Cercano di convincerlo a parlare, a fermarsi per una dichiarazione, per uno scatto. «A Grillo… e dai, na’ frase…». Lui interrompe la telefonata, e si gira lentamente. A seguire il labiale, dietro il finestrino, s’intuisce una parolaccia di quelle che Grillo adora e con cui riempie le piazze. Ma che, francamente, comincia ad essere seccante riferire.

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