Idee chiare, in totale linea con il magistero della Chiesa – com’è ovvio – in materia di dottrina e di etica, ma con atteggiamento di «misericordia» e di «accoglienza» verso chi è peccatore e chi sbaglia. Ecco, a grandi linee, il profilo del Bergoglio-pensiero. Che tenteremo di condensare, attraverso le sue stesse parole, attorno a grandi temi, cruciali per il nostro tempo e per la Chiesa stessa. MATRIMONI GAY – Nel 2010 il cardinale Jorge Mario Bergoglio sfidò il governo argentino quando nel Paese venne approvato il disegno di legge sui matrimoni gay. «Cerchiamo di non essere naive», scrisse Bergoglio in una lettera alcuni giorni prima che il disegno di legge venisse approvato dal Congresso. «Questa non è una semplice lotta politica, è un tentativo di annientare il piano di Dio». ABORTO – Una dichiarazione che risale al settembre 2012: «Si è percepita ancora una volta la volontà di deliberatamente limitare e rimuovere il valore supremo della vita e di ignorare i diritti del nascituro». In un documento della Conferenza Episcopale Argentina, di cui Bergoglio è stato presidente, si legge: «L’aborto non è mai una soluzione». «Parlandi da una madre incinta bisogna parlare di due vite, entrambe devono essere conservate e rispettate, poichè la vita è un valore assoluto ». FIGLI DI COPPIE DI FATTO – «Qualche giorno fa ho battezzato sette figli di una donna sola, una vedova povera, che fa la donna di servizio e li aveva avuti da due uomini differenti. Lei l’avevo incontrata l’anno scorso alla festa di San Cayetano. Mi aveva detto: padre, sono in peccato mortale, ho sette figli e non li ho mai fatti battezzare. Era successo perché non aveva i soldi per far venire i padrini da lontano, o per pagare la festa, perché doveva sempre lavorare… Le ho proposto di vederci, per parlare di questa cosa. Ci siamo sentiti per telefono, è venuta a trovarmi, mi diceva che non riusciva mai a trovare tutti i padrini e a radunarli insieme…Alla fine le ho detto: facciamo tutto con due padrini soli, in rappresentanza degli altri. Sono venuti tutti qui e dopo una piccola catechesi li ho battezzati nella cappella dell’arcivescovado. Dopo la cerimonia abbiamo fatto un piccolo rinfresco. Una Coca Cola e dei panini. Lei mi ha detto: padre, non posso crederlo, lei mi fa sentire importante… Le ho risposto: ma signora, che c’en – tro io?, è Gesù che a lei la fa importante» (Intervista a 30 Giorni, 2009). TRADIZIONALISTI – «Paradossalmente (…) proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è fedele» (intervista a 30 Giorni, fine 2007). ECONOMIA E DEBITO – «Quando Mosè sale al monte per ricevere la legge di Dio, il popolo pecca d’idolatria fabbricando il vitello d’oro. Anche l’attuale imperialismo del denaro mostra un inequivocabile volto idolatrico. È curioso come l’idolatria cammina sempre insieme all’oro. E dove c’è idolatria, si cancella Dio e la dignità dell’uomo, fatto a immagine di Dio. Così, il nuovo imperialismo del denaro toglie di mezzo addirittura il lavoro, che è il mezzo in cui si esprime la dignità dell’uomo, la sua creatività, che è l’immagine della creatività di Dio. L’economia speculativa non ha più bisogno neppure del lavoro, non sa che farsene del lavoro. Insegue l’idolo del denaro che si produce da se stesso. Per questo non si hanno remore a trasformare in disoccupati milioni di lavoratori». (Intervista a 30 Giorni , 2002). «Siamo stati molto chiari nel sostenere che la politica economica del governo non faceva altro che aumentare il debito sociale argentino, molto più grande e molto più grave del debito estero e abbiamo chiesto un cambiamento ». (Intervista alla Stampa, 31 dicembre 2001). EVANGELIZZAZIONE – È necessaria «una tensione molto forte tra centro e periferia, tra la parrocchia e il quartiere. Si deve uscire da se stessi, andare verso la periferia. Si deve evitare la malattia spirituale della Chiesa autoreferenziale: quando lo diventa, la Chiesa si ammala. È vero che uscendo per strada, come accade a ogni uomo e a ogni donna, possono capitare degli incidenti. Però se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, autoreferenziale, invecchia. E tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima ». GIORNALISTI COPROFAGI- «A volte giungono notizie non buone, spesso amplificate e talvolta anche manipolate con scandalismo. I giornalisti a volte corrono il rischio di ammalarsi di coprofilia e così fomentare la coprofagia: che è poi il peccato che segna tutti gli uomini e tutte le donne, cioè quello di guardare sempre alle cose cattive e non a quelle buone». (Intervista a Vatican Insider, febbraio 2012)

Cosa ne pensi? Lascia un commento