Cercando fra le parole che potessero spiegarle la vita, Federica le aveva trovate anche nelle canzoni di Vasco Rossi. E inseguiva i tormenti della sua età, perché «l’amore è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sulla follia», come aveva scritto nella sua pagina di diario, raccontando così lo stupore e la paura di un’emozione che si scopre per la prima volta. A 16 anni, lo sguardo spalancato davanti alla macchina fotografica della zia e i capelli biondi sciolti sulle spalle, Federica Mangiapelo non aveva molte certezze. Qualcuna l’aveva persa dieci anni fa quando papà e mamma si erano separati. Altre erano rimaste travolte nella conoscenza della vita e nella tragedia della sua solitudine. Perché alla fine è morta così, qualunque sia stata la causa, sulle sponde del lago di Bracciano, la testa lambita dall’acqua, i vestiti bagnati e cosparsi di alghe, i jeans e la maglietta, senza il suo cellulare, la borsa e il giubbotto, abbandonata da sola nella sua disperazione, con il braccio destro piegato storto come se fosse rotto. Il fatto è che la vita breve di Federica racconta adesso più della stessa morte il suo dolore e le nostre sconfitte. In fondo, quella luce ancora accesa domenica sera in via Carradori 26, alla periferia del paese, dove abitava con la mamma Rosella, è come se volesse dirci che niente è cambiato dalla notte di Halloween, che nella solitudine dei nostri ragazzi non ci sono passaggi migliori o peggiori. Tutto è immobile. Una sua amica – capelli corti, color castano, 22 anni – racconta che «lei aveva qualcosa delle persone infelici, degli sbalzi d ’umore quasi irrazionali. E le capitava ogni tanto di essere molto triste e di non voler veder nessuno». Con il suo fidanzato, Marco Di Muro, di sette anni più grande, cameriere di Formello, raccontano che «bisticciava spesso» e che «lei soffriva di questo rapporto altalenante», anche se sulla sua pagina di Facebook aveva timbrato a memoria futura «Marco ti amo», sotto una sua foto con gli occhi da cerbiatta. UNA VITA DIVISA TRA MAMMA E PAPÀ Le aveva scattate tutte sua zia, quelle immagini, la moglie di Massimo Mangiapelo, che fa la fotografa. Con il fidanzato divideva la passione per la Roma di Francesco Totti. «Federichetta» era il suo soprannome d a tifosa sul web. Quando poteva correva a ll’Olimpico. Dopo che i genitori si erano separati, aveva cercato di stare un po’ con il padre e un po’ con la madre, «due persone davvero perbene», come le raccontano in paese, che avevano molto sofferto a lasciarsi: lui, Luigi, fa il commerciante ambulante di biancheria e vestiti e quasi tutte le sere fa volontariato in parrocchia; lei, Rosella, è dipendente di una cooperativa di servizi sociali, la Ceos, assistenza ai disabili. Federica, dice lo zio, non aveva mai digerito quell’ abbandono. Poco tempo fa, la mamma aveva sofferto p er un malore, e gli esercizi di riabilitazione l’avevano in qualche modo distolta dalla figlia. La sua baby sitter, Silvia, dice che aveva preso l’abitudine di «uscire molto spesso la sera e di rientrare a casa alle ore più piccole. Io l’ultima volta l’avevo vista a maggio e glie l’avevo detto che secondo me non andava bene così». Il fatto è che Federica era entrata nella compagnia del fidanzato, ragazzi e ragazze che avevano più di 20 anni «e che erano soliti frequentare i locali». A papà e mamma, Marco non piaceva e non erano contenti che lei stesse sempre fuori fino a tardi con lui che forse «era troppo geloso», come svela un amico. Ma Federica, nonostante il suo sguardo da bambina, aveva una testa dura . Con il padre, nelle mattine di mercato in giro per i paesi a dargli una mano dietro il banco d i abbigliamento, faceva grandi litigate tu tte le volte, senza mollare d ’un centimetro. Silvia, che fa l’istruttric e in piscina, dice d’averla vista l’ultima volta quando lei era venuta per fare un corso perché voleva fare la b ag n in a nella stagione estiva; la descrive come «una ragazza disorientata che voleva scappare dai suoi problemi». Aveva smesso di studiare dopo le scuole medie. Era stata bocciata un anno. «NON BEVEVA, NON SI DROGAVA» Nell’istituto San Francesco di Anguillara, in classe le avevano dato un ’insegnante di sostegno. La professoressa (che vuole restare anonima) racconta che «aveva un carattere molto particolare: un giorno era una furia scatenata, un altro era una ragazza adorabile. Era per questi suoi comportamenti che la mia presenza era diventata necessaria». Non erano disturbi fisici, dice. Perché in paese c’è chi sussurra che Federica d a piccola avesse sofferto di epilessia. Suo zio Massimo ha chiamato i giornalisti per smentire questa voce: «Non è vero. Aveva avuto u n piccolo male d a bambina, una forma lievissima, ma era guarita. Hanno scritto u n mucchio di falsità. Hanno raccontato che aveva problemi neurologici: u n ’invenzione anche questa. L’hanno fatta passare per un ’aspirante modella e non era vero. Non beveva, non si drogava». La sua insegnante ammette solo che «aveva problemi nel rapporto con il mondo degli adulti». Così si ritorna da dove si era partiti, dalla notte di Halloween e dalla sua solitudine. Quella volta esce con Marco e i suoi amici, bisticcia col fidanzato e tre ore dopo muore sulle sponde del lago. Dicono che «era sola e triste», qualcuno racconta d ’averla vista camminare così. Lui posta uno strano messaggio sul web alle 4 del mattino: «Abbiamo litigato ma ti amo più di prima ». Nonostante l’autopsia, il mistero c’è ancora tutto. Sta nel suo sguardo, nella sua vita breve, nelle parole che Federica scrive sulla sua pagina, prendendole dal cantautore romano Gianluca Sciortino: «Può morire il corpo, ma non l’anima, né i sentimenti di una persona».

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