Le previsioni erano pessime, la realtà è anche peggio. Le perdite della Sony per l’anno fiscale chiuso alla fine di marzo raggiungeranno i 520 miliardi di yen, sui 5 miliardi di euro, più del doppio dei 220 miliardi di yen che erano stati messi in conto a febbraio in quello che comunque costituisce il quarto anno in rosso dell’azienda giapponese. Ad aggravare il bilancio comunque fallimentare e a farlo diventare il più catastrofico nella storia del gruppo, è un onere fiscale aggiuntivo di 300 miliardi di yen maturato nell’ultimo trimestre, legato a imposte anticipate, «soprattutto negli Usa». Il nuovo amministratore delegato Kazuo Hirai, succeduto nei giorni scorsi al gallese Howard Stringer, ha però assicurato che le previsioni per l’anno fiscale appena incominciato, che si chiuderà nel marzo 2013, sono incoraggianti, con 180 miliardi di profitto. Domani il management illustrerà le sue strategie per il rilancio, un appuntamento preceduto da anticipazioni secondo le quali la Sony sarebbe pronta a tagliare il 6% dei suoi posti di lavoro su scala globale, 10 mila persone in meno nel giro di un anno. I guai dell’azienda sono un intreccio di fattori interni e macroeconomici. Sony paga cari sia lo yen forte sia i danni provocati dalle inondazioni che hanno devastato la Thailandia l’anno scorso, tagliando la produzione di televisori. Sconta una concorrenza sempre più articolata, dove giganteggia Samsung. In particolare preoccupa l’avanzata della Apple che, consentendo all’utente di connettere fra loro i diversi prodotti, sta mettendo in difficoltà la Sony, che pure in passato aveva creato oggetti capaci di diventare icone del loro tempo, vedi il Walkman, quasi un antenato dell’iPod. La congiuntura resta ostile per tutti, se anche un altro colosso nipponico — la Sharp — comunica una perdita al 31 marzo scorso di 380 miliardi di euro, contro i 290 stimati precedentemente. Nel caso della Sony, tuttavia, le «scelte dolorose» prefigurate da Hirai sembrano andare nella direzione della razionalizzazione di un insieme di attività eterogenee (dall’elettronica alle produzioni cinematografiche) e dell’eliminazione dei «rami secchi ». Con la valorizzazione, invece, di nicchie giudicate promettenti, come le tecnologie medicali. Proprio il variegato arsenale di risorse della Sony sembra destinato a sorreggere la strategia del nuovo ceo, che conta di associare i marchi dei prodotti elettronici, da Bravia a Vaio, alle figure di maggior successo del settore entertainment, come Michael Jackson, come lo Spider- man cinematografico o come i Men in Black di ascendenza hollywoodiana. Sull’esempio della Apple, poi, Hirai intende puntare sulla condivisione di contenuti tra piattaforme diverse, dalla console della PlayStation ai pc. E per insidiare il primato di Apple (ancora lei) e di Samsung nel campo della telefonia mobile, Sony ha già rilevato per quasi un miliardo e mezzo di dollari la metà Ericsson della joint venture Sony Ericsson. La prima serie di smartphone con il marchio Sony, Xperia, è fresca di lancio: arruolata per la rincorsa.

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