«Le norme contrattuali non hanno né capo né coda dal punto di vista dei diritti dei consumatori e la nostra impressione è stata davvero quella di un’azienda altamente dilettantesca: nella loro policy ci sono cose che un qualsiasi studente di legge del primo anno cancellerebbe subito», ha esordito Max Schrems senza mezzi termini, nella conferenza stampa a conclusione del suo incontro di sei ore in un albergo di Vienna, con i rappresentanti di Facebook, ovvero il dirigente della struttura europea del colosso Usa Richard Allan e un avvocato. Il meeting era stato organizzato per tentare un accordo stragiudiziale, dopo che lo studente austriaco di giurisprudenza aveva sporto 22denunce contro il social network americano per violazione del diritto comunitario in tema di privacy. Una questione tutt’altro che goliardica, che non può arrivare in un momento peggiore per il colosso americano in procinto di farsi quotare in borsa. E infatti, prosegue Schrems, «abbiamo avuto l’impressione che le nostre istanze vengano prese molto seriamente da Facebook, e abbiamo avvertito un forte interesse ad adeguarsi al dettato comunitario. Ma ci è stato detto che sarà un cammino lungo, perché, hanno sostenuto, Facebook è come una enorme petroliera che si sta lentamente orientando verso la giusta rotta». Nel corso del colloquio i momenti di incomprensione sono stati numerosi, riferisce Schrems: «In molti punti i rappresentanti di Facebook non hanno potuto spiegarci tutti i dettagli del loro sistema, ma ci hanno assicurato che nei prossimi giorni ci manderanno i materiali necessari. Fra questi, l’elenco completo di tutte le categorie di dati dei propri utenti che Facebook registra: noi ne abbiamo identificate 57, ma a tutt’oggi non si sa quante siano veramente. Ci è stato assicurato inoltre che cambieranno i sistemi, in modo che “cancellare” significhi veramente cancellare e non semplicemente nascondere i dati agli utenti e ci diranno cosa accade veramente quandosi attiva un “mi piace”».Schrems ha quindi dichiarato di non voler demordere, implicitamente affermando di non aver accettato alcun accordo stragiudiziale con gli emissari del social network: «Chiederemo una decisione formale e impegnativa da parte del garante irlandese della privacy. Siamo convinti che molti aspetti nell’uso dei dati da parte di Facebook siano illegali e faremo pressione affinché il gigante americano rispetti le leggi europee, se al caso andando a processo». Proprio in tema di Europa, una stoccata è andata alle autorità dei 27 Paesi dell’Ue: «Benché l’incontro si sia svolto in un’atmosfera cordiale e costruttiva, non siamo stati molto contenti che questo incontro si sia svolto fra privati e non con rappresentanti di autorità pubbliche, né che il colloquio si sia svolto a porte chiuse, tanto che pubblicheremo un verbale del colloquio, perché vi siamassimatrasparenza».

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