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Commenta per primo! Kostner, l’oro e poi il dubbio «Comincio a pensare ad altro»
Come Katarina Witt, l’idolo di una vita. Sette medaglie europee, quattro d’oro, l’ultima, ieri, dentro la tutina da pantera che nessun’altra ha osato, Mozart, il ghiaccio e l’Europa ai suoi piedi: from Italy, con mascara e dolce furore, Carolina Kostner. «È una medaglia che non potevo non vincere e che conta tanto; i paragoni con la Witt mi lusingano, vorrei interpretare una Carmen come lei, ma non mi sento ancora pronta…». C’è il solito mix di grinta e ingenuità , rock e lentezza, fuoco e gelo in questa Carolina capace ancora una volta di rinnovarsi, a quasi 25 anni, nel mondo delle atlete- bambine (occhio alla russa Korobeynikova, 15enne, ottima quarta), con lamaturità agonistica è subentrata una malinconia che sa di amarcord, vince ancora e parla già da ex, ha l’oro al collo e immagina il futuro. «Sto cominciando a interessarmi d’altro, a organizzare corsi, a creare coreografie per le piccole pattinatrici, io non potrei mai smettere e tornare, come Plushenko, che è straordinario », dice d’un fiato in mezzo al guado, «certo è più facile continuare che smettere, conquistare il quarto titolo è speciale, mi dà gioia e fiducia ». Bene i salti: nessun numero da saltimbanco, la strategia di coach Huth prevedeva assennatezza. Ottimo il resto, quella panna montata di spirali, trottole, diagonali, le pietre preziose che Carolina distribuisce sulla patinoire di Sheffield a piene mani, le resistono solo la finlandese Korpi, argento (ma staccatissima: 166.94 contro 183.55 dell’azzurra) e laminuscola georgiana Gedevanishvili (165.93), bronzo, a dimostrazione che la lotta è stata impari, lo spettacolo a senso unico, il risultato sacrosanto. «Avevo le gambe di marmo, l’attesa del libero mi ha sfinita; ho cominciato dura come una pietra, si è visto?». No, piuttosto abbiamo ammirato classe, Swarovski, un’atleta finalmente matura che ha in mano il privilegio delle sue scelte, mentre zia Margherita strizza l’occhio a quel fidanzato «bello, simpatico e gran bravo ragazzo» di Alex Schwazer, che oggi chiude il cerchio di famiglia a Latina, 35 km di marcia per non essere solo il signor Kostner. L’inno, gli onori, la sospirata bistecca con le patate. È la notte di Carolina ed è la rinascita, l’ennesima, di Evgeny Plushenko, sontuoso tanguero 29enne, il naso affilato che taglia l’aria e il tempo sopra uno smoking impeccabile. Plushenko è oro, meritatissimo, il settimo continentale di una carriera destinata a tramontare a Sochi 2014, lo zar pattina dopo due anni di stop guardando negli occhi pubblico e giuria e per scavalcare il delfino Artur Gachinski, 18 anni, primo dopo il corto e poi argento, infila nel ghiaccio 12 salti impeccabili come farfalle da collezione, incluso il leggendario quadruplo (toe loop), che Eugenio estrae dalle ginocchia di cristallo a forza di antidolorifici e talento, perché per Plushenko non esiste oro senza prodezza. «Arrivederci al 2013 — dice fiero —, mi opero al menisco e torno ad allenarmi più di prima». Con Carolina rendez-vous a Nizza, Mondiali in riviera a finemarzo prima del bivio di un’esistenza: chiudere qui o arrivare fino ai Giochi in Russia? Decisione scivolosa come il suo elemento naturale, il ghiaccio. È consigliata prudenza.