Nuova strage in mare: In 54 morti di sete dopo una lenta agonia


Erano partiti dalla Libia in 55, alla fine di giugno. Cinquantacinque uomini fuggiti da Etritrea e Somalia in cerca di salvezza. Ma solo uno di loro si è salvato dal naufragio del gommone che doveva condurli in Europa. Gli altri sono annegati o morti di stenti durante un calvario in mare aperto durato quindici giorni: 54 morti di fame e di sete che si aggiungono ai170 dispersie nelle acque del Canale di Siciliada inizio 2012. A raccontare l’ultima tragedia dell’immigrazione irregolare è stato ieri l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. I suoi operatori hanno raggiunto l’ospedale tunisino di Zarzis dove è stato ricoverato per assideramento e disidratazione l’unico sopravvissuto all’odissea. Lo hanno recuperato la notte scorsa i marinai di una motovedetta della Guardia costiera tunisina, allerati dalla segnalazione di un peschereccio. L’uomo, di nazionalità eritrea, era aggrappato ai resti di un canotto e ad una tanica, quasi svenuto. Un salvataggio miracoloso alla fine del quale il superstite è riuscito a raccontare. Il gruppo era partito dalle coste libiche due settimane fà e dopo un giorno di navigazione la costa italiana era già in vista. Ma «i forti venti avrebbero spinto indietro il gommone che dopo alcuni giorni ha iniziato a sgonfiarsi», ha proseguito il testimone. A bordo non c’era acqua e le persone sarebbero morte, progressivamente, dopo aver tentato di bere anche l’acqua salata. «È una vera tragedia» ha dichiarato Alexander Aleinikoff, vice commissario per i rifugiati, appellandosi «ai comandanti delle imbarcazioni nel Mediterraneo affinché prestino la massima attenzione a possibili casi di migranti e rifugiati in difficoltà che necessitano di essere soccorsi». «Il Mediterraneo – ha ricordato – è uno dei tratti di mare più trafficati del mondoed è fondamentale che l’antica tradizione del salvataggio in mare continui ad essere rispettata».