«L’Italia attraversa un periodo difficile, ci troviamo a fronteggiare sfide significative. Sono molti i test, gli esami che abbiamo davanti: in campo economico, sociale e di consolidamento delle istituzioni. Ma abbiamo la possibilità di superarli e possiamo confidare nelle nostre energie. Energie tra le quali spicca quella rappresentata dalle nuove generazioni. Per la sua lunga storia, l’Italia merita la fiducia degli amici e alleati europei. Ce la faremo» . Sceglie di «non nascondere i problemi» e preme affinché siano superati con una prova di responsabilità, Giorgio Napolitano. Come sempre, insomma, alterna il severo linguaggio della verità alla collaudata strategia del pungolo. E’ nel Regno Unito per una visita destinata a culminare oggi, nel giorno in cui compie 86 anni, in una laurea honoris causa in diritto civile a Oxford. E proprio mentre in mattinata incontrava a Buckingham Palace la regina Elisabetta (con la quale ha parlato «del matrimonio di William e Kate, del prossimo Giubileo inglese e dei 150 anni dell’unità d’Italia» ), a Palazzo Grazioli era in corso un delicatissimo vertice di maggioranza Le conclusioni interlocutorie comunicategli mentre si era poi messo in viaggio per Oxford, smentivano certi scenari della vigilia. Sulla manovra da 47 miliardi si profetizzavano infatti rischi per la tenuta del governo, con dure pressioni contrapposte. Un clima che sembrava l’esatto contrario di quello da lui raccomandato per lavorare agli «aggiustamenti gravosi e complessi» , come li ha definiti la Corte dei Conti, chiestici dall’Europa. Sarà magari per questo spiraglio di cui gli viene data notizia da Roma che, una volta giunto al Pembroke college di Oxford, dove lo attendevano studenti e docenti di italianistica, il suo intervento suona meno allarmato del previsto. A colpirlo forse di più, tra chi gli rivolge i saluti, il dottorando napoletano Ferdinando Giugliano, che evoca «un nuovo Risorgimento» fondato sui giovani, spiegandogli che la sua generazione in Italia resta ancora «fuori dalla stanza delle decisioni con la scusa che siamo giovani… » Eppure, aggiunge «anche agli albori del Risorgimento i giovani scrissero tanta parte della storia comune… E anche dopo: «Alla Costituente Scalfaro aveva 28 anni, la Iotti 26, Moro 30» . Provocazione subito raccolta dal capo dello Stato. «Sì, l’Italia di oggi deve essere all’altezza di quella del Risorgimento. Noi, onorando i 150 anni dell’Unità con celebrazioni non retoriche ma critiche, abbiamo ricordato la capacità di quell’epoca di mettere insieme personalità diverse come Cavour, Garibaldi, Mazzini che, a dispetto delle divergenze ideali e politiche, al momento opportuno seppero convergere per realizzare un grande obiettivo comune» . Di questo «spirito nazionale» c’è bisogno «per ridare fiato al Paese» . Il segno di un concreto impegno lo offre il presidente della Fiat, John Elkann, presente al college. Dice che per lui «la cultura italiana non appartiene solo agli italiani, ma è il fondamento della cultura europea e di conseguenza non può esserci Europa senza Italia» , e conferma l’appoggio agli studi italiani attraverso la cattedra «Agnelli-Serena» . Era stata istituita 90 anni fa e rilanciata dall’Avvocato nel 1989. Oggi ritrova slancio definitivo attraverso un nuovo sostegno della famiglia.