Mafia, Dell’Utri indagato per estorsione


Una villa sul lago di Como venduta all’amico Presidente per venti milioni di euro, contro i nove del valore catastale. Un affare tra Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi chiuso a ridosso dell’udienza della Cassazione del 9 marzo 2012 sul processo per mafia nei confronti del senatore. Un’ affare sospetto secondo i pm di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra e che ora hanno deciso di indagare Dell’Utri per estorsione. La notizia della nuova ipotesi giudiziaria si è diffusa ieri mattina, proprio mentre al tribunale di Palermo si celebrava la prima udienza del processo d’appello bis a carico di Dell’Utri, già condannato a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa (la sentenza è stata però annullata con rinvio dalla Corte suprema). L’ipotesi che la Procura intende verificare è se Dell’Utri abbia fatto pressioni su Berlusconi minacciandolo di riferire quanto a sua conoscenza sui rapporti con Cosa Nostra. Per questo Berlusconi era stato convocato lunedì scorso dalla Procura, nella doppia veste di testimone e di persona offesa. Ma l’ex premier ha opposto il legittimo impedimento e se ne è andato all’incontro di Villa Gernetto. Deporrà – forse – la figlia Marina Berlusconi convocata per il 25 luglio. La reazione di Dell’Utrinonsi è fatta attendere. «Siamo di nuovo qui. Sono portatore sano di cancro giudiziario», ha esordito entrando in aula. Poi la doccia fredda della nuova accusa. «Pure l’accusa di estorsione, adesso mi manca solo quella di pedofilia e leabbiamo tutte. La verità è che questi pm sono malati, sono morbosi», ha detto ai giornalisti. E ancora: «Il vero pazzo sono io che ho ancora fiducia nella giustizia, dopo tanti anni. Però se devono rinchiudere me, devono farlo anche con Ingroia perché a questo punto i pazzi sono due», ha aggiunto il senatore Dell’Utri scagliandosi contro il procuratore aggiunto che a Palermo indaga sugli anni delle tre trattative fra Stato e mafia, l’ultima delle quali coincide temporalmente con l’avvento del primo governo Berlusconi. «Questo èunprocesso politico», ha poi detto Dell’Utri prima di concedersi la battuta ironica: «Ho la stoffa del pm, se vado in galera comincio a studiare per fare il magistrato». Il Cavaliere potrebbe essere riconvocato dai pm di Palermo che stanno accordandosi con i suoi legali per una nuova data. Di certo lo vorrebbe ascoltare anche il pg del processo Dell’Utri: del resto «in questo processononèmai stata sentita la persona offesa dal reato: Silvio Berlusconi, che nel 2002, essendo indagato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere», ha detto ieri il procuratore generale Luigi Patronaggio, convocando il Cavaliere a deporre.Unatto al quale i difensori di Berlusconi si sono fermamente opposti, così come hanno detto no alla citazione di collaboratori di giustizia: pentiti di spicco quali Calogero Ganci, Francesco Di Carlo, Giovanni Brusca, Stefano Lo Verso, Francesco Paolo Anselmo. La doppia citazione in giudiziohariacceso lo scontro tra Pdl e magistrati. Il primo ad attaccare è Angelino Alfano. «Si avvicinano le urne e torna il desiderio di aprire la campagna elettorale per via giudiziaria. Ora il tema è la solita paccottiglia contro le origini di Forza Italia. «I pm di Palermo? Fantasia al potere», incalza l’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. E il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto: «Non avevamo dubbi, vista l’estrema politicizzazione della procura di Palermo, che a proposito della trattativa Stato-mafia essa avrebbe cercato in tutti i modi di coinvolgere anche Berlusconi malgrado tra il ’92-’93 solo chi contava nello Stato avrebbe potuto svolgereunruolo effettivo».