Le banche di Wall Street scommettono contro l’euro


Le banche americane scommettono sulla fine dell’Euro. «La cosa migliore che si possa fare è smobilizzare, ridurre. Ci stiamo preparando a unacompleta rottura dell’euro nei prossimi 18-24 mesi», questa frase di un banchiere anonimo, riportata dal Financial Times, è stata interpretata come un annuncio di fuga di Wall Street dall’Europa. Gli istituti, secondo questa ricostruzione, starebbero chiedendo alle controparti e ai creditori di rivedere i contratti oppure trovare un’altra banca con cui fare affari. Manel mirino ci sarebbe soprattutto l’Italia. Fra aprile e giugno, secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Handelsblatt, alcune delle maggiori banche d’investimento internazionali fra aprile e giugno si sarebbero protette dal rischio- Italia, scommettendo sulle difficoltà della Penisola. Secondo Handelsblatt, che titola «Le banche temono il fallimento dell’Italia», istituti come JP Morgan Chase & Co., Ubs e Credit Suisse avrebbero aumentato sensibilmente la protezione dal default sui titoli italiani. Le Borsenonnehannofatto un dramma mentre continua l’effetto Draghi sui titoli italiani e spagnoli, con cali vistosi dei rendimenti specie sulla parte breve del debito diRoma e Madrid. I mercati sono convinti che la Bce entrerà in azione, sebbene solo dopo una richiesta formale della Spagna (o dell’Italia), oramai vista come inevitabile. Le borse del Vecchio Continente hanno chiuso con rialzi ovunque. Le migliori,nona caso, sono state Madrid (+4,41%) e Milano (+1,54%). Rialzi sotto l’1% invece a Parigi, Londra e Francoforte. Le banche di Wall Street starebbero cercando di scrollarsi di dosso il peso degli investimenti che riguardano i paesi a rischio e ricorrendo ai credit default swap (il derivato creditizio più usato) per assicurarsi delle coperture. JPMorgan, Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs sarebbero stati i primi a muoversi. I dati sono emersi dall’analisi dei bilanci del secondo trimestre 2012, resi noti dagli stessi istituti di credito. Ieri Simon Johnson, capo economista del Fondo Monetario dal 2007 al 2008 e professore di economia d’impresa al Massachussets Institute of Technology, ha affidato alla sua column sul sito di Bloomberg una analisi rivelatrice sugli umori prevalenti a Wall Street: «Gli ottimisti-scrive- sperano che Draghi riesca a porre fine all’incertezza politica che ha caratterizzato la crisi dell’euro. Fino al 2008 gli investitori erano convinti che la struttura stessa dell’unione monetaria rappresentasse una garanzia sufficiente che si rifletteva nei rendimenti quasi identici sui bond tedeschi, italiani, greci e spagnoli.Maoggi non è più così. Questa fiducia è scesa ai minimi dopo il crollo delle finanze pubbliche in Spagna, Grecia e Portogallo». Per Johnson, Draghi «non è riuscito ad offrire azioni concrete per allentare la politica monetaria». Il timore in sostanza è che una politica di credito illimitato nella zona euro da parte della Bce finisca per rallentare il processo delle riforme, alimentare l’inflazione in Germania, indebolire lamoneta unica.