Il cd compie 30 anni: la prima nota fu degli Abba


Sembra ieri quando la Philips di Hannover, il 17 agosto 1982, sfornava il primo compact disc ad uso commerciale: il primo titolo inciso fu The Visitors, degli Abba, e in trent’anni, in tutto il mondo, ne sono stati prodotti circa 230 miliardi. Ma chi di digitale ferisce, di digitale perisce: e oggi che il cd compie trent’anni i segreti del suo successo — occupare poco spazio, passare facilmente da una traccia all’altra, non usurarsi — sono proprio i campi in cui il download (legale e non) lo ha sorpassato, erodendo gli incassi globali dei cd del 63% negli ultimi 10 anni. «Nel telefonino di mio figlio ci sono 5.300 canzoni; i miei tremila cd mi occupano tutta la cantina», racconta l’ex dj Gerry Scotti, che nel 1982 esordiva ai microfoni di Radio DeeJay. E pur essendo stato tra i primi in Italia a conoscere il nuovo supporto — «presentai il primo cd in Italia allo Smau 1982, a Milano » — non era convinto che il cd avrebbe fatto storia. «Da dj non mi sono mai abituato, e ho tenuto la borsa dei vinili. Mixare le tracce di due cd mi è sempre sembrato quasi blasfemo. Come fanno oggi, con i software: come si fa a capire se alla console sei bravo?». «Il cd? Perfettino, ma senza fascino. Quando arrivò avevamo appena fondato Radio DeeJay», racconta il suo collega di allora Linus. «E ci piegammo alla sua comodità. Ma vuoi mettere le copertine dei 33 giri? In salotto tengo solo quelli ». Anche Renzo Arbore, presidente dell’Associazione dj italiani e — insieme a Gianni Boncompagni — primo disc-jockey nostrano, sminuisce la portata rivoluzionaria dei dischi iridescenti. «Ebbe molta più influenza il 45 giri: ha reso davvero immortale la musica rispetto al 78 giri, che si deteriorava». Di vinili, Arbore ha la più grande collezione italiana: tutti i dischi usciti tra il 1965 e il 1990. «Poi, con l’arrivo del cd, le case discografiche hanno smesso di inviarmene », racconta. «E del resto come collezionista li trovo tristi: suono freddino, brutte copertine. Non credo che diventeranno mai oggetti da collezione veri, come lo sono i vinili oggi». Eppure ad accompagnare il cd sulla strada del modernariato ci sta pensando Amazon, che da aprile—come già fa per vinili e libri fuori catalogo — compera vecchi compact disc dai suoi iscritti, pagandoli fino a 3 dollari l’uno, per creare un mercato di cd di seconda mano. E con esso, anche i primi fanatici. Come il bergamasco che nel 2007 si è aggiudicato il cd più caro d’Italia: è una copia di Cristina D’Avena e i tuoi amici in tv 3, con le sigle dei cartoni animati di Bim, Bum, Bam, e gli è costata 1.210 euro ad un’asta online.