27 dicembre 2011 - Economia    Commenta per primo!

Rete imprese, il testimone passa a Venturi

Sarà il quarto avvicendamento alla guida di Rete Imprese Italia: dal primo gennaio a raccogliere il testimone sarà Marco Venturi, presidente della Confesercenti. Il ruolo di portavoce- presidente di turno della superorganizzazione delle Pmi segna con Venturi la conclusione del primo giro. Dopo Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, e due presidenti arrivati dalmondo degli artigiani – Giorgio Guerrini della Confartigianato, Ivan Malavasi dellaCna- la ’palmà torna allepmi del commercio, servizi e turismo. La designazione di Venturi è stata sancita a metà dicembre dall’assemblea di Rete Imprese (che riunisce 5 associazioni, Casartigiani, Cna, Confesercenti, Confartigianato, Confcommercio) cui partecipano presidente, direttori e segretari delle organizzazioni riunite in Rete. Il presidente della Confesercenti resterà alla guida per sei mesi, come da statuto. Il primo giugno 2012 ricomincia quindi l’avvicendamento delle rappresentanze con il presidente della Confcommercio, Sangalli. Venturi raccoglie da Malavasi il testimone in una fase ancora di estrema turbolenza e molti nodi ancora sul tappeto: credit crunch, stagnazione dei consumi, lotta contro la criminalità, escalation del fisco, la manovra del governo. Ma anche con il proposito di centrare alcuni obiettivi, tra cui la crescita e il rafforzamento delle piccole e medie imprese, oltre all’introduzione di elementi di novità da mettere in cantiere sui quali coinvolgere il lavoro comune per implementare il processo di avvicinamento.Un processo cominciato nel 2006 e debuttato ufficialmente nel maggio di due anni fa con la nascita di Rete Imprese. In Italia sono 4,2 milioni le piccole e medie imprese attive nei settori del commercio, dell’artigianato, del manifatturiero e dei servizi. Un tessuto produttivo che dà lavoro a 14,5 milioni di persone, di cui 9 milioni sono dipendenti. È questa la realtà economica che Rete Imprese Italia punta a rappresentare. n percentuale le cifre del bacino di riferimento della superorganizzazione sono ancora più imponenti. Si tratta del 94,7% del totale delle imprese italiane (al netto dell’agricoltura e dei sevizi di intermediazione finanziaria), del 58,5% del numerocomplessivo di impiegati nel Paese e del 47,8% del personale dipendente. Una macchina che produce circa il 60% del valore aggiunto italiano.

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