Economia
Commenta per primo! Distretti, il Nordest scommette sull’hi-tech
Crescono nel 2011 i fatturati dei distretti industriali, ad essere premiate con risultati migliori sono le aziende che si sono messein rete, chehannospinto sull’ internazionalizzazione e che esportano (visto che la domanda mondiale è in ripresa) di fronte a un mercato interno debole. Ma per il 2012 e 2013 le previsioni di crescita sono «più contenute». E a difendersi, con un trend di crescita superiore, saranno quei distretti dove ci sono i poli tecnologici, i famosi settori Itc (biomedicale, aeronautico e farmaceutico). A fare la parte del leone l’area del Nordest “allargata” dal Friuli Venezia Giulia, al Veneto fino all’Emilia Romagna. In queste zone si ritrovano il polo Ict di Trieste, quello veneto, il polo biomedicale di Padova e più in là quello di Mirandola e i siti Ict di Bologna e Modena. Aree che hanno mostrato tassi di espansione «strutturalmente migliori » rispetto ai distretti tradizionali e che presentano una variazione positiva del fatturato e dell’Ebit. A metterlo in evidenza la quarta edizione del Rapporto sull’economia e la finanza dei distretti industriali (analizzate 49 mila aziende) di Intesa SanPaolo presentato ieri dal Consigliere delegato Enrico Cucchiani e dal chief economist GregorioDeFelice. «L’Italia dei distretti fa emergere punte di eccellenza con aziende cresciute anche del 47% – sottolinea lo stesso Cucchiani – che dimostrano che il Paese ce la può fare».Masecondo De Gregorio «le imprese devono avere una soglia di almeno 200 milioni di fatturato». L’ad Cucchiani sottolinea poi l’attesa di un’ondata di consolidamento in vari settori a cui potrà contribuire la stessa Intesa: «Sotto una certa soglia dimensionale – spiega – non ci si può sedere ai tavoli industriali. Dobbiamo aiutare la nascita di nuovi poli tecnologici, svilupparli in collaborazione con le Università. Farci carico di mettere in collegamento le forze del Paese. La crisi è un’opportunità per rivedere modelli di business. Il Governo sta dando una spinta al rinnovamento e mette in discussione tanti dogmi mai toccati prima: noi siamo a fianco dell’economia per la ripresa e il rilancio». L’analisi è stata fatta sui bilanci (per il triennio 2008-2010) su quasi 13 mila imprese di 139 distretti industriali e circa 36 mila non distrettuali specializzate in settori produttivi rilevanti per gli stessi distretti. Si prende poi in considerazione le stime sui risultati di bilancio delle imprese nel 2011 e le previsioni per il biennio 2012-2013. Il dato rilevante è che nel 2010 il fatturato delle imprese dei distretti, pur rimanendo ancora del 10,6% inferiore rispetto ai livelli del 2008, è cresciuto dell’8,3% un valore superiore a quello delle imprese non distrettuali ferme al 6,6%. E ad essere premiate sono state le aziende con più propensione all’export che hanno cavalcato l’anno di ripresa delladomanda mondiale a fronte di un mercato interno “debole”. Anche sul fronte dei margini di profitto il 2010 è stato un anno di recupero parziale, le imprese dei distretti hanno recuperato lo 0,6%. In termini di redditività (Ebitda) la distanza tra le imprese migliori e quelle peggiori è stata di circa 20 punti. Passando al 2011, si tratta di proiezioni, l’aumento del fatturato dei distretti dovrebbe aver registrato un aumento dell’8,5%, mezzo punto percentuale in più rispetto alle aree non distrettuali. I margini operativi sono anche questi in crescita del 3%. Per quanto riguarda invece le previsioni per il 2012-2013, nell’ipotesi che i distretti industriali «riescano a far leva sulle caratteristiche di dinamicità » si prevede una crescita del fatturato inferiore all’1% nel 2012 e attorno al3%nel 2013. Lo studio evidenzia anche i segnali di trasformazione: la maggior propensione delle aziende del mondo distrettuale ad investire all’estero e ad innovare. Ogni 100 aziende ce ne sono almeno 25 partecipate estere (contro 16 delle aree non distrettuali) e parlando di innovazione si registrano 16 brevetti ogni 100 imprese distrettuali contro 12 delle altre. A pagare inoltre sono i vantaggi della forma “organizzativa a gruppo” delle imprese distrettuali con una dimensione media delle aziende che cresce del 74% in termini di valore aggiunto. Tra le criticità evidenziate quelle delle imprese minori meno attrezzate per gestire la congiuntura negativa del 2012. Intesa SanPaolo vede invece ottime potenzialità per le aziende dei distretti nel settore agro-alimentare e, come detto, dei poli tecnologici che si sono sviluppati soprattutto nel Nordest.