Del Piero infinito sorpasso Juve


Una punizione magica di Alessandro Del Piero piega la Lazio e riporta in vetta la Juve: controsorpasso, Milan di nuovo alle spalle, il sogno dello scudetto sempre più concreto e contagioso. Il capitano entra a venti minuti dal termine, con il risultato inchiodato sull’uno a uno: rovesciata splendida di Pepe e inzuccata di Mauri, in mezzo un’infinità di palle gol sciupate dai bianconeri o abbrancate da un ispirato Marchetti. Ci pensa lui, fuoriclasse senza tempo, chiamato alla fine a gran voce sotto la curva per un ringraziamento che va oltre la partita. PRETATTICA – A ridosso del match domina la pretattica. Conte, che ha tutti disponibili, fa riscaldare addirittura dodici giocatori: nella formazione ufficiale figura De Ceglie, invece, a sorpresa, scende in campo Lichsteiner. Il modulo è il 4-3-3, modellato l’ultima volta contro l’Inter, con Chiellini dirottato a sinistra sulla linea difensiva e Pepe esterno mancino nel tridente. Reja, in piena emergenza (sono cinque i titolari out), respinge la tentazione del 3-5-2 e opta per il 4-2-3-1 con Cana e Ledesma in mediana e Rocchi unica punta. POSSESSO – Per mezz’ora, seppur tra affani e brividi, lo scudo biancoceleste funziona: Marchisio e Vidal faticano a inserirsi, Pirlo soffre il controllo di Mauri, Quagliarella è dinamico ma non incisivo, Vucinic si nota solo quando cade in area invocando un rigore che non c’è. Il possesso bianconero è nitido (la Lazio s’affaccia dalle parti di Buffon solo con una punizione di Ledesma) e la pressione costante, ma riaffiorano d’un colpo le difficoltà realizzative che macchiano da sempre un rendimento straordinario: l’immagine simbolo ritrae Pepe, solitario in area, che si lascia ipnotizzare incredibilmente da Marchetti. L’esterno, però, si fa perdonare alla mezz’ora, quando su assist di Pirlo che scavalca la difesa (guai lasciare un centimetro al regista: non perdona) controlla il pallone e segna in rovesciata. Deve avere un conto sospeso con la Lazio: è il terzo gol conscutivo che le rifila. La posizione è comoda, ma il gesto tecnico splendido, i replay scacciano l’ombra dell’off side cogliendo Diakité che lo tiene in gioco. ALI – Rotti gli argini, la Juve dilaga, mentre la Lazio s’arriccia improvvisando barricate: se il risultato rimane sriminzito è solo perché Marchetti indossa un paio d’ali. Il portiere devia in acrobazia un pallone velenoso che Vidal, cogliendolo fuori dai pali, indirizza in porta da distanza lunare, poi s’oppone con riflessi felini a Quagliarella, infine devia una conclusione angolatissima ancora di Vidal. Se aggiungiamo una percussione di Lichtsteiner – in questo frangente della partita straripante – rovinata da una precipitosa ciabattata, e una provvidenziale respinta in scivolata di Diakité su tap-in di Vucinic, emerge il quadro di una supremazia chiarissima a cui l’uno a zero non rende giustizia. Brontolerebbe già così, la Juventus: figurarsi dopo la beffa griffata Mauri. E’ l’ultimo minuto del tempo quando la Lazio costruisce infatti la sua prima, vera azione (impossibile catalogare come tale una bottarella senza pretese di Candreva): Scaloni crossa e Mauri svetta, nessuno lo contrasta e Buffon non può davvero farci nulla. Proteste bianconere per un fallo non rilevato su Pepe poco prima, ma le immagini danno ragione a Damato. SCOSSA – Nella ripresa, l’assedio sembra placarsi: la Juve, intendiamoci, continua a produrre gioco e far roteare il pallone, ma la Lazio distribuisce meglio i presidi e controlla il campo con maggiore disinvoltura, riducendo considerevolmente i pericoli. Vucinic manda fuori d’un soffio in diagonale e Quagliarella s’invola ma è intrappolato in fuorigioco: tutto qui. Conte, a questo punto, cerca (e trova) la scossa rinnovando l’attacco: fuori Vucinic e Pepe, dentro Del Piero – che impegna subito Marchetti – e Matri. Immutato l’impianto tattico, come per la Lazio che richiama Mauri e Rocchi, innestando Hernanes e il ruvido Kozak (venti minuti in campo e due ammonizioni). Prova a farsi luce Chiellini, che nella ripresa si sgancia più spesso di Bonucci, ma su centro di Lichtsteiner manca la deviazione, poi entrano a portar freschezza Giaccherini e Brocchi. PARABOLA – La svolta al 37′, quando Alex, alla partita ufficiale numero settecento in bianconero, s’incarica di battere una punizione da venticinque metri: parabola perfetta che lascia Marchetti di stucco e manda in estasi lo Juventus Stadium: controsorpasso, Juve ancora prima, festa grande per i trentottomila che affollano la casa bianconera. Alla Lazio, pur surclassata per lunghi tratti, rimane il rimpianto d’essere crollata al tramonto.