Bersani: «Si vota nel 2013, e mi candido»


Rassicura Mario Monti, dà un dispiacere alla sinistra che è rimasta fuori dal Parlamento ma anche all’Idv e a una larga fetta del Pdl e quindi rimette in riga i dissidenti del Pd, come Fassina e Orfini, che vorrebbero sfruttare il favore dei sondaggi e andare al voto a ottobre. Dopo aver raccolto le preoccupazioni di palazzo Chigi, Pier Luigi Bersani chiude ad ogni ipotesi di elezioni anticipate senza se e senza ma. «Non tutto è nelle nostre mani, non siamo maggioranza in Parlamento, ma per quel che ci riguarda noi ribadiamo la nostra assoluta lealtà e manteniamo il patto. Per noi si arriva al 2013, come si capirà meglio dalla proposta che farò venerdì in Direzione» taglia corto il segretario del Pd, che conferma l’intenzione di candidarsi come premier («Ma spero non da solo»)e si trova costretto ad intervenire con decisione per laseconda volta in 24 ore. Ad appoggiare la linea del segretario questa volta è anche Massimo D’Alema, che rilancia la riforma della legge elettorale, definisce una «sciocchezza» l’ipotesi di voto a ottobre e spiega perché: «Una cosa è stimolare Monti a un impegno più forte per la crescita, incalzarlo, chiedere di fare di più,maun’altra è farlo cadere. Non credo sia ragionevole puntare a elezioni a ottobre ». L’uno-due che parte dai vertici del Pd tranquillizza Enrico Letta e Walter Veltroni ma non spaventa più di tanto Stefano Fassina, che rilancia la sua proposta con una intervista al Manifesto. «Se il Parlamento, per l’implosione del Pdl, viene bloccato e non riesce a dare risposte, proviamo a fare la legge elettorale. E se questo non è possibile, anticipiamo l’atto per dare garanzie ai mercati, cioè la legge Finanziaria, e poi ridiamo la parola ai cittadini» il responsabile economico del Pd, insomma, non cambia linea e si può essere certi che il dibattito alla direzione del partito sarà acceso. Ma le fibrillazioni maggiori riguardano il Pdl, dove cresce il fronte anti-Monti. Dopo Brunetta e Crosetto a fare pressing sul Cavaliere sono anche Sandro Bondi («Fassina pone un problema serio»)e Massimo Corsaro («Il Pdl tolga il sostegno a Monti). Maa dimostrare una sempre maggiore insofferenza è anche Fabrizio Cicchitto che sulla giustizia sottolinea la «carente capacità di mediazione » del governo. Poi cisono Gasparri e La Russa, sempre sul piede di guerra. Ce n’è quanto basta per togliere il sorriso a Berlusconi, che vorrebbe staccare al spina al governo manonlopuòfare perché se si andasse al voto domani il Pdl non supererebbe il 20%. I sondaggi non lasciano dubbi e il Cavaliere, suo malgrado, si trova costretto a rinnovare fiducia e appoggio al Professore. Almeno per adesso. Sì perché, dopo il fallimento del Pdl, Berlusconi sta davvero pensando a qualcosa di nuovo ma ancora nulla è deciso.