Alex: Gol-scudetto? Spero di sì


Finisce con Del Piero sotto la curva Sud, invocato a gran voce dalla sua gente: riceve un’ovazione e applaude a sua volta, ascolta il coro che lo accompagna da sempre, controlla emozioni e sentimenti che non hanno tempo, come la sua classe. Settecento partite ufficiali, ricorda lo speaker quando il capitano entra in campo: la partita s’è consumata per tre quarti e la Lazio difende con forza il pareggio, sospirando di sollievo per le tante palle gol dilapidate e per le acrobazie di Marchetti. Ci pensa lui, con una punizione chirurgica: il miglior modo per festeggiare l’ennesimo record. Lo riconosce, però non si sofferma, conta di più aver sbloccato una partita stregata: «Non vincere, dopo il primo tempo che abbiamo disputato e in generale tutta la gara, sarebbe stato, calcisticamente parlando, un suicidio». NERVI – Messaggio al Milan, di nuovo alle spalle: «Siamo alle battute finali e nessuno molla niente, sarà soprattutto una guerra di nervi fino alla fine. Certo, è passata un’altra giornata e siamo davanti, ma sappiamo bene che la situazione può cambiare in un attimo: come noi abbiamo scavalcato il Milan, può capitare il contrario. Dobbiamo rimanere concentrati, andare avanti partita per partita cercando sempre di dare e ottenere il massimo». RINNOVO – La Juve cincischia sottoporta, è un vizio antico, ma ha personalità, qualità, furore agonistico. E sta bene fisicamente, come la partita dimostra. Anche il capitano sta bene («Di testa e di gambe») ed è una garanzia in più per la volata-scudetto: «Ale è e sarà sempre un valore aggiunto – dice Conte -: sa che se gli chiedo un minuto o la gara intera, lui lo fa dandoci una grossa mano». Il tecnico evita però d’addentrarsi nel terreno spinosissimo del rinnovo: «In questo momento pensiamo al Cesena: è la gara della vita e ci troviamo a lottare per qualcosa di straordinario, impensabile a inizio anno. Concentriamoci su questo, ci sarà tempo per pensare a tutto». SPINTA – Adesso il discorso sembra chiuso («Il presidente è stato chiaro» ha ribadito Beppe Marotta di recente), ma la preziosità di Alex versione part-time è evidente al di là del carisma e la situazione potrebbe anche essere riconsiderata, complice una spinta popolare (il sito tuttojuve.com ha raccolto 30 mila firme) che non è solo riconoscenza a una bandiera, ma certezza d’integrità, esperienza, entusiasmo. Lui stesso, comunque, non s’avventura: «Il mio futuro? E’ la partita di domenica…». E a chi prova a stanarlo, osservando che ha reso la vita facile alla Juve e a Conte e un po’ meno facile ad Agnelli, replica: «A me interessano le prime due cose…» . E a chi chiede se ci sarà un incontro con il presidente, ribatte: «Non so, al momento non è nei programmi ma non lo so». ABBRACCIO – Intanto si gode la serata, fissando fotogrammi particolarmente significativi: «Porterò sempre con me l’abbraccio dei compagni» . Tutti addosso (addirittura un bacio in bocca con Marchisio), e non solo per la partita sbloccata. Tutti addosso per stringersi attorno a un mito, per ringraziare un punto di riferimento. Non ha sfilato la punizione a Pirlo: «Eravamo d’accordo» . L’ha eseguita alla perfezione da spingere Pepe a un paragone: «Io una punizione così non la tiravo nemmeno con le mani». Chissà che il gol non valga lo scudetto: «Spero la sera del 13 maggio di poter dire di sì, è una rete che vale tanto e che ci rende e mi rende felice perchè segnare da sempre un sapore speciale. Credo che 5 minuti o 90 cambiano poco nella voglia di incidere di un giocatore, certo io vorrei giocare sempre ed entrare dalla panchina è difficile per tutti. Entrare e segnare è fantastico, è una doppia gioia».