Tappo mucoso è un termine che non dice nulla fino a che non si è incinte.

Molto importante, al contrario, conoscerlo durante la gravidanza, in particolar modo durante l’ultimo trimestre, quando è possibile che si perda ma non è necessariamente un evento legato all’inizio del travaglio. E’ opportuno riconoscere il momento e sapere cosa sta accadendo, ed eventualmente sapere come gestire la circostanza.

Vediamo nelle prossime righe, dunque, cosa c’è da sapere sulla perdita del tappo mucoso e quando possono profilarsi delle situazioni a rischio per tutte le donne che sono in dolce attesa.

Perdita del tappo mucoso: cosa è?

Il tappo mucoso si forma fin dai primi mesi di gravidanza e non è altro che una secrezione delle ghiandole mucose del collo dell’utero. La sua funziona è, tuttavia, molto importante. E’ uno strato di muco che protegge l’utero, e di conseguenza il feto, da ogni eventuale aggressione da parte del mondo esterno.

Durante la gravidanza questo materiale s’ispessisce sempre più, divenendo più spesso, fino a formare un vero e proprio tappo che resta in posizione fino all’avvicinarsi del momento del parto. Dalla trentanovesima settimana, infatti, la cervice uterina si rilassa, in preparazione al passaggio del feto, facendo in modo che il tappo si sciolga.

Ma com’è la consistenza e come riconoscere il tappo mucoso?

In realtà questo tappo non è solido come potremmo immaginare, anzi! Spesso si rivela di consistenza fluida o filamentosa, di colore tendente al giallo chiaro ma anche rosa tenue a volte. Addirittura durante l’espulsione può mostrare tracce di sangue. In quest’ultimo caso è opportuno valutare attentamente il colore del sangue.

Se è di colore marrone, potrebbe trattarsi di sangue vecchio rimasto tra uno strato e l’altro della mucosa; in ogni caso è bene fare riferimento al medico. Se il tappo mucoso ha un colore giallo, invece, potrebbe essere segno di una lieve infezione, quindi anche in questo caso è bene rivolgersi al medico per un parere tecnico.

Se, infine, ha un cattivo odore, potrebbe esserci in corso un’infezione vaginale, che può avere riscontri pericolosi per il neonato in arrivo: durante il parto si troverebbe a contatto, per un periodo non breve, con le pareti del canale vaginale e, di conseguenza, contrarre a sua volta eventuali infezioni presenti.

Ad ogni modo, la presenza di sangue in questo contesto potrebbe significare l’arrivo del tanto atteso momento del parto. Ciò nonostante è possibile che alcune donne non si rendano conto dell’evento, poiché la quantità di muco che si produce è soggettiva.

Perdita del tappo mucoso: situazioni a rischio

Nel momento in cui è espulso il tappo mucoso, non vi è da preoccuparsi, soprattutto se avviene nel momento fisiologicamente previsto, ossia durante la trentanovesima settimana.

La secrezione, infatti, può sciogliersi a partire dalla sesta settimana di gravidanza. In questa evenienza è fondamentale rivolgersi al proprio medico che saprà indicarvi cosa fare, secondo la valutazione del livello di chiusura del collo dell’utero. Eventualmente potrà predisporre un parto pre termine.

Un’altra situazione a rischio può avverarsi nel momento in cui le perdite risultano molto abbondanti, tanto da dover rendere necessario l’utilizzo di assorbenti. In questo caso è fondamentale rivolgersi al proprio ginecologo che saprà valutare la situazione.

Infine è fondamentale recarsi immediatamente al pronto soccorso se la perdita è, oltre che abbondante, accompagnata da molto sangue di colore rosso vivo o rosso chiaro; gli accertamenti del caso sapranno dare una risposta all’eventualità e il medico consiglierà le immediate cure.

Il tappo mucoso, quindi, è molto importante durante la gravidanza: protegge da ogni attacco esterno l’utero, facendo in modo che il feto si sviluppi in maniera positiva. Nel caso in cui si perda in procinto del parto, non vi è da preoccuparsi se non presenta un aspetto particolarmente sospetto. Se, al contrario, è espulso prima, è opportuno chiedere il parere del ginecologo che segue la gravidanza.

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