La filosofia Apple contagia anche Google che vede nel sistema operativo unico la frontiera futura per incrementare ulteriormente i propri profitti.

Visto il modestissimo riscontro ottenuto dal sistema operativo ChromeOS, che in pratica risulta essere installato e utilizzato soltanto sui Chromebook e copre appena il 3% del mercato dei computer di Google, il colosso statunitense ha deciso di correre ai ripari ed iniziare la fusione tra il diffusissimo Android, che recentemente è addirittura finito sotto la lente dell’Antitrust UE per abuso di posizione dominante, e il fallimentare ChromeOS.

I benefici della fusione dovrebbero essere immediati e di notevole entità economica, facendo arrivare, in pratica, Android anche su desktop e computer portatili con il supporto diretto al Google Play Store, l’equivalente dell’Apple Store, il negozio digitale su cui è possibile acquistare film, musica, app e libri.

Ovviamente il pretesto ufficiale per la gigantesca operazione commerciale è quello di favorire gli utenti che, grazie alla convergenza dei due sistemi operativi, otterrebbero la piena compatibilità tra i loro dispositivi mobili e il proprio computer.

Dopo Microsoft, anche Google si piega alla filosofia Apple che, pertanto, risulta essere stata pionieristicamente innovativa ed estremamente remunerativa nel tempo.

Tempi duri per i romantici amanti dei sistemi “open source”, ai quali, con l’ormai imminente trasformazione anche di Android, rimarrà soltanto Linux che per il momento sembra resistere egregiamente se pur compresso tra i giganti della Silicon Valley.

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