Visto che gli articoli sull’omeopatia sono stati molto apprezzati e visto che ci ho preso gusto, ho deciso di parlare (male) di un’altra terapia alternativa, quella legata ai fiori di Bach.

Vediamo allora cosa sono questi famosi fiori, come dovrebbero funzionare e perchè non funzionano.

 

Un po’ di storia

I fiori di Bach prendono il nome dal medico britannico che li ha ideati, Edward Bach. Laureatosi in medicina nel 1912 all’età di 26 anni, Bach decise ben presto che il suo futuro sarebbe stato legato all’immunologia. Negli anni seguenti il medico si avvicinò anche, con entusiasmo, all’omeopatia.

Forte dei suoi studi da immunologo, il medico ipotizzava che, ad ognuno dei sette ceppi batterici, corrispondessero altrettante personalità. Questo gettò le basi per la scoperta dei celebri fiori che prendono il nome dal medico britannico. Bach aveva l’idea che la malattia fosse dovuta ad uno stato d’animo specifico e che, dunque, per curarla era necessario curare lo stato emozionale che la causava. Su queste basi, Bach scoprì quelli che chiamò “i dodici guaritori”, ovvero 12 fiori che avevano il potere di curare altrettanti stati d’animo. Alla fine della sua vita, a seguito di ulteriori ricerche, i fiori erano diventati, in totale, 38.

Come ha scelto Bach i fiori da utilizzare? La scelta è stata assolutamente soggettiva. Bach aveva il pensiero, soggettivo, intuitivo e non basato su prove o evidenze scientifiche, che un dato fiore curasse la paura, e allora ha deciso che quel fiore curava la paura. È stato così per tutti i 38 fiori. Tutto qua, niente proprietà particolari, niente principi attivi specifici, solo pensieri soggettivi. E basta. Fiori scelti letteralmente a caso.

 

Come si preparano i fiori di Bach

Secondo le direttive dello stesso Bach, i fiori vanno prescelti vanno recisi nelle prime ore del mattino, in un giorno assolato e con il cielo privo di nubi. È importante non strappare i fiori, ma reciderli con delicatezza senza danneggiarli e senza toccarli con le mani. Una volta colti vanno messi, sempre con la massima cura, in una ciotola di vetro piena di acqua, che sia di sorgente, mi raccomando, ed esposti alla luce del sole per 4 ore consecutive, in modo da raccogliere tutte le vibrazioni positive. Una volta concluso questo processo, l’acqua viene filtrata e mescolata con una pari quantità di brandy. In questo modo si ottiene la tintura madre, che verrà poi diluita ulteriormente.

A cosa servono tutti questi procedimenti? La risposta dei sostenitori di questa pratica riguarda “l’energizzazione” dell’acqua, che si carica delle proprietà guaritrici dei fiori. In questo caso, come nell’omeopatia, si parla di “memoria dell’acqua”. Come già detto, questo concetto non è mai stato dimostrato dalla scienza e non esiste la benchè minima prova che l’acqua sia realmente in grado di cambiare struttura per conservare informazioni al suo interno.

 

Un rito che sembra scienza

La risposta razionale alla precedente domanda risiede nel fatto che un rito “magico” che sembri quanto più sensato e scientifico possibile inganna il paziente, facendogli credere che si tratti di vera scienza. Ebbene no, non è così. Per quanto scrupoloso, questo rito non ha alcuna validità scientifica. Potrei raccogliere i fiori nel pomeriggio e funzionerebbero allo stesso modo. Potrei passarci sopra con un tosaerba e non cambierebbe nulla. Potrei utilizzare del caramello liquido anzichè acqua di sorgente e sarebbe la stessa cosa.

 

Ma le proprietà curative dei fiori di Bach sono state dimostrate scientificamente

FALSO! Niente di più falso. Anzi, è stato dimostrato esattamente il contrario. Dagli studi fatti si è visto che i fiori sono semplicemente fiori qualunque, scelti a caso e privi di proprietà terapeutiche.

Inoltre, molti ad oggi non hanno idea di cosa siano i fiori di Bach e credono si tratti di un rimedio naturale efficace. Quella che molti confondono con questa cura alternativa è la fitoterapia, di cui avevo già parlato. In quel caso si tratta di piante con proprietà riconosciute dalla scienza che vengono utilizzate in quantità normali e vengono preparate senza riti magici e delicatezze di sorta. Non a caso, quando si parla di fiori di Bach, si usa il termine “floriterapia” (e non fitoterapia), specifico per questa pratica.

 

Solo un effetto placebo

Questo è l’unico effetto che hanno i fiori di Bach. Se li assumete per problemi di ansia e subito dopo vi sentite più rilassati, ciò non è dovuto ad una qualche proprietà di questo rimedio, ma è solo suggestione. Il fatto che funzionino anche su bambini ed animali è una conferma in più. Ricordo che è stato dimostrato che anche sugli animali funziona l’effetto placebo e sui bambini, più influenzabili degli adulti, è presente in maniera ancor più accentuata.

 

Ma allora conviene assumerli?

I fiori di Bach non hanno alcuna controindicazione. Si tratta semplicemente di acqua e brandy, basta evitare di assumerne una dose tale da arrivare al coma etilico e si può star tranquilli. Il problema principale è che, proprio per come sono composti, non sono in grado, di per sè, di curare nulla. Tuttavia l’effetto placebo non è da trascurare, specialmente prendendo in considerazione il fatto che si tratta di un rimedio scelto in caso di problemi emotivi banali, e non come cura alternativa per patologie gravi.

In conclusione, dunque, va benissimo assumere i fiori di Bach se siamo consapevoli che non hanno alcun potere, e che siamo noi ad autoconvincerci del contrario fino a guarire. Insomma, possiamo assumerli così come possiamo indossare sempre la stessa maglietta quando gioca la nostra squadra del cuore, così come ci portiamo sempre dietro un cornetto rosso, magari da strofinare quando un gatto nero ci attraversa la strada, così come compiamo sempre un determinato gesto convinti che ci porti fortuna, che ci protegga o che ci avvantaggi in qualche modo. Pura e semplice superstizione, che ogni tanto ci può anche stare.

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