Expo 2015 registra meno presenze di quanto dichiarato a più riprese.

A stabilirlo è Basilio Rizzo, il presidente del consiglio comunale di Milano.

Storico esponente della sinistra milanese, è colui che ha sempre messo al centro della propria attività politica la denuncia dei principali casi di corruzione e malaffare che hanno colpito la città.

Le sue parole penetrano come lame: “I numeri dei visitatori comunicati da Expo 2015 non tornano. La mancanza di trasparenza dimostrata sinora è un fatto grave”. Non bastava lo scandalo del pane rumeno spacciato per quello italiano. L’alone di polemica si avvolge sempre più attorno all’esposizione universale-alimentare, che va avanti ormai da due mesi e passa.

Da settimane Rizzo si batte affinché il commissario unico di Expo 2015 Giuseppe Sala comunichi i dati senza omissioni. Una richiesta esplicita trasmessa attraverso queste parole: “Chiedere trasparenza non è un capriccio perché consentirebbe a noi amministratori di conoscere qual è la reale situazione, che incide anche sui bilanci pubblici, e di correre in tempo ai ripari, se necessario. 

Atm (l’azienda di trasporto milanese, ndr) ha scritto in un comunicato che in media di sabato scendono alla fermata di Rho Expo della metro intorno ai 30mila passeggeri. Il sabato è il giorno di maggiore affluenza e la maggior parte dei visitatori arriva in metro. In treno, invece, arriva poca gente e i parcheggi sono desolatamente vuoti, tanto che si sono dovuti inventare l’ingresso serale gratuito per chi arriva in auto.

Partendo da queste considerazioni non si arriva certo ai dati comunicati ufficialmente da Expo, a meno che tutti gli altri visitatori vengano paracadutati sul sito. Se prendiamo il dato Atm, una stima ragionevole degli ingressi di chi è arrivato in metro nei primi due mesi è di 1,6 milioni. Se anche li moltiplicassimo per tre, ipotizzando che il grosso del flusso arrivi in treno, pullman o con mezzi propri, siamo sotto ai numeri che dà Expo.

Impossibile che ce ne siano 6 milioni. In ogni caso il successo o il fallimento di Expo 2015 non dipende dal numero dei visitatori, ma dai contenuti, che per il momento sono mancati: la centralità del tema della nutrizione non c’è ed Expo è diventata una fiera campionaria. La teoria per cui non vengono comunicati i dati è offensiva. Dicono di non darli perché i numeri vanno interpretati, ma non vogliono che si creino timori.

È come se ci fosse il ministero della cultura popolare che stabilisce che cosa i cittadini possano sapere e che cosa non possano sapere. Hanno stabilito che i dati li possono avere solo gli illuminati. È una mancanza di rispetto verso l’intelligenza dei cittadini. Loro devono sapere. Conoscere i dati sugli ingressi non è un capriccio, ma un’esigenza di trasparenza e di buona amministrazione.

Se va fatto il 3 per 2 dei biglietti perché entra meno gente del previsto, dobbiamo iniziare a farlo subito. Altrimenti dobbiamo trovare risorse altrove. Chiediamoci anche quanti soldi pubblici abbiamo speso per organizzare questo tipo di Expo

Dagli ingressi dipende anche il bilancio di Expo e, di conseguenza, quello del Comune di Milano. Alla fine potrebbero pagare i cittadini. Evitiamo di sperperare altro denaro pubblico”. Questione di numeri, insomma. Expo 2015 va avanti, tra mille polemiche.

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