Il giallo dell’omicidio di Yara Gambirasio e il conseguente arresto di Massimo Bossetti si arricchisce di nuovi particolari che infittiscono ancora di più il mistero su uno dei delitti più gettonati dalle cronache giudiziarie.

A parlare è la moglie dell’imputato numero uno per l’omidicio di Yara, Marita Comi, che al settimanale Oggi rivela alcuni particolari sull’arresto del marito.

“Massi era sorvegliato già due mesi prima che fosse arrestato.

Di notte e di giorno. Attorno a casa, nei campi sul retro della palazzina o all’imbocco della strada che dalla Provinciale porta nel nostro cortile c’erano spesso due persone che chiacchieravano o fumavano. Eravamo preoccupati – ha dichiarato la Comi al settimanale –  ne abbiamo parlato, ci siamo chiesti chi potessero essere, cosa facessero, cosa volessero. Abbiamo pensato a dei ladri. Mai avremmo immaginato quello che è successo due mesi dopo. Chissà perché dal 16 giugno 2014, il giorno dell’arresto di mio marito, quei due sono spariti. Più visti”.

La donna ha rivelato di avere ricevuto delle lettere anonime che rivelavano l’assassino di Yara identificandolo in un muratore polacco. “Se Massi – ha concluso la moglie di Bossetti – avesse solo assistito a quello che si racconta in questi fogli prima o poi me l’avrebbe confidato. Non è capace di tenere un segreto così pesante. Non avrebbe dormito di notte. Massi non è un duro. È un sentimentale”.

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