Il sito della Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha provato a chiarire tutti i dubbi e i timori sorti dal trambusto mediatico del web, inerenti la pericolosità del vulcano Marsili, considerato il più grande vulcano d’Europa, interessato da una attività idrotermale e sismica legata a fratturazioni superficiali della struttura e al degassamento.

L’Ingv ha pubblicato i dati statistici sulle due eruzioni avvenute circa 5000 e 3000 anni fa. Si trattò allora di eventi a basso indice di esplosività, avvenute nel settore centrale dell’edificio a circa 850 m di profondità da coni di scorie con raggio minore di 400 metri.

L’Ingv chiarisce che in caso di eruzione sottomarina sotto i 500-1000 metri di profondità l’unico inconveniente potrebbe essere rappresentato solo dal degassamento e dal galleggiamento del materiale che si sprigionerebbe, comportando la deviazione delle rotte delle navi.

Si ignora invece la ciclicità storica dei terremoti del Marsili, in assenza di dati statistici attendibili in nostro possesso, essendo solo disponibile fare riferimento a 4 date certe, ma si stima che i tempi di ritorno possano aggirarsi attorno ai 400 anni.

Il pericolo paventato del collassamento della parete del vulcano non sarebbe fondato su elementi certi, cosi come non è certo che tale collassamento possa produrre tsunami.

Necessario per avere la certezza è stimare la quantità di roccia che potrebbe franare e avere un  quadro generale definito sulla stabilità dei versanti laterali del vulcano stesso.

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