Il fenomeno della parola o di quel nome o di quel posto che non riusciamo a ricordare e siamo sempre soliti definire come quel ricordo che “abbiamo sulla punta della lingua” ma non riusciamo proprio ad esprimere per quanto ci sforziamo di ricordare è stato analizzato e studiato dalla psicologia fin dai tempi di Freud.

Freud riteneva che quella parola che ci sfugge di mente è normalmente associata ad un ricordo inaccettabile per il nostro inconscio e che pertanto rimuoviamo. E’ come se mettessimo in atto un meccanismo di repressione spingendo quel ricordo in uno spazio vuoto della nostra mente. Sarebbe quindi un inconscio meccanismo di rimozione il vero responsabile del cattivo ricordo.

Anche il lapsus, le dimenticanze, le sbadataggini e finanche gli oggetti che cadono inavvertitamente dalle mani, fanno parte della categoria freudiana degli atti mancati.

Diversa è l’interpretazione che ne da la neuropsicologia moderna, secondo la quale la vera responsabile del cattivo ricordo è il legame debole fra il sistema fonologico (il suono della parola) e il sistema semantico (il significato della parola). In poche parole non riusciamo a riconoscere nel suono della parola l’oggetto collegato ad essa.

 

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