Così parlò Sergio Mattarella. L’Italia può avere un futuro roseo e sereno. Da qui si può ripartire. Lo ha detto a chiare lettere il presidente della Repubblica, recatosi a Torino per visitare ufficialmente il Salone del Libro, evento arrivato alla sua 28ma edizione. Mattarella ha dapprima parlato del Paese, dell’individualismo e del pessimismo cosmico, parafrasando Leopardi, che rischiano di diffondersi e frenarne il processo di crescita.

Le sue parole fanno breccia nel cuore degli italiani: “Avvertiamo il rischio di un individualismo che disgrega le reti di comunità, di una rottura del patto generazionale, di una contrazione dei corpi intermedi così che il cittadino, o l’utente, o il consumatore, si ritrovino soli davanti alle istituzioni, al mercato, alle reti di comunicazione. A questi pericoli di solitudine dobbiamo reagire. Talvolta in Italia c’è un eccesso di pessimismo, ma bisogna volgere il nostro sguardo al futuro per dare una ripartenza all’Italia. Anche l’Expo può essere una grande occasione per il Paese da questo punto di vista. Il futuro è nelle nostre mani: il mio augurio al Salone del libro è l’augurio all’Italia che vuole dire la sua, che vuole promuovere il bene comune, che non si rassegna alle difficoltà, ma cerca di superarle. 

Dobbiamo impedire che si rompano le maglie della comunità, quei fili, cioè, che consentono agli individui di essere integralmente persone. In quest’impresa così importante per la qualità delle nostre vite, la cultura è decisiva ed è sollecitata nella sua creatività. Non dobbiamo cedere a visioni minimaliste o economiciste. Saremo più forti anche nel chiedere i cambiamenti necessari affinchè l’Unione Europea sia all’altezza dei suoi compiti storici. Il mondo ha bisogno di più Europa, a partire dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Anche per questo una manifestazione come il Salone del Libro ha un grande valore. Il nostro è un Paese meraviglioso: dobbiamo esserne consapevoli. La storia ci ha consegnato uno straordinario patrimonio di civiltà, di arte, di bellezza, di creatività, di esperienze, di conoscenze diffuse.

Un dono tanto grande ci impone però altrettanta responsabilità e altrettanto coraggio. Le “Meraviglie d’Italia” sono il tema conduttore del Salone di quest’anno: condivido il proposito di non indulgere a nostalgie o autocelebrazioni. Un po’ di autostima fa bene, sia chiaro. La crisi non ha risparmiato libri e carta stampata. Ci sono tanti segni meno e tanti posti persi, ma nel contempo crescono nuove professionalità e nuovi spazi si aprono. La cultura è decisiva e il Salone del Libro riveste un grande valore perché pensa alla cultura in campo aperto, nel rispetto delle opinioni.

Punta sull’innovazione senza dimenticare i valori, le radici, la storia. Manifestazioni sul libro, sulla cultura, sulla lettura, si stanno diffondendo in tutto il Paese: trovo sempre più giusto associare i libri alla libertà. Più libri ci sono, più siamo liberi. Bisogna comunque vedere come allargare gli spazi di libertà perché se all’idea di libertà i diritti non sono legati ai doveri e le opportunità non sono legate alla responsabilità, non avremo più giustizia”. La speranza c’è. Il futuro ci sorride. Parola di presidente.

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