La Coca Cola è da sempre un cult del mondo consumista che non conosce limiti nelle tavole dei paesi occidentali.

Ogni occasione è buona per lasciarsi andare ad una zuccherosa rinfrescata al sapore di bollicine, quella che un bicchiere di Coca Cola sa fornire con la propria dose, sapientemente miscelata, di acqua, zucchero e quella varietà di ingredienti da sempre oggetto di mistero. Da sempre nel mirino di dietologi, la Coca Cola negli anni è stata fatta bersaglio di accuse gravissime, tra le quali persino di essere diventata la prima causa di morte negli Usa. Certamente la quantità abnorme di zucchero contenuto anche in un semplice bicchiere ( ci sono 27g di saccarosio equivalente a 10 cucchiaini rasi) non ha aiutato a lenire l’annosa questione dell’obesità del popolo americano.

L’ondata di critiche ricevuta dalla Coca Cola company ha convinto la multinazionale ad immettere sul mercato le versioni “light” della famosa bevanda per fornire agli appassionati consumatori una alternativa salutare. Una iniziativa che ha avuto successo negli Usa ma non in Inghilterra dove la battaglia contro il grasso superfluo è diventata oggetto di dibattito politico e sociale, con i nutrizionisti scesi sul piede di guerra contro il cibo spazzatura. Gli amministratori locali hanno avviato una campagna di informazione per sensibilizzare la popolazione contro il consumo di Coca Cola e cibo fritto, valorizzando le bevande non gasate e a base di frutta.

In India addirittura il tribunale dello stato del Kerala ha ordinato allo stabilimento che produce Coca Cola, di interrompere l’estrazione di acqua dalle falde per produrre la bevanda a causa di pesticidi presenti nelle falde che avrebbero “inquinato” anche la bevanda prodotta.

Ma la Coca Cola è stata anche bersagliata da accuse pesantissime che vanno dall’omicidio alla violazione dei diritti sindacali in Colombia, colpevolizzata dai sindacati locali di essere stata complice dell’assassinio di decine di sindacalisti negli ultimi dieci anni, della morte di nove lavoratori colombiani oltre che dell’allontanamento del 60% degli associati al sindacato. Il tutto per avere il via libera di pagare stipendi da 80 euro mensili, invece dei 400 euro previsti per i lavoratori in possesso di una tessera sindacale.

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