Si aggrava di ora in ora il catastrofico bilancio delle vittime dello spaventoso  sisma avvenuto sabato in Nepal.

Fino ad ora il bilancio accertato delle vittime ammonta a 3.200 mentre i feriti sfiorano quota 6 mila. Dalla prima scossa di magnitudo 7,9 si sono susseguite più di 40 replice di alta e media intensità (la maggiore ha toccato il grado di magnitudo 6,5).  Sempre più difficili le condizioni per i volontari per procedere alla  distribuzione di generi di prima necessità per gli sfollati senzatetto che da due giorni vivono all’addiaccio. Molti si arrangiano con mezzi di fortuna. Aumenta intanto la preoccupazione per il diffondersi di malattie permanendo la carenza di servizi igienici.

I soccorsi sono anche resi difficili dalla mancanza di linee telefoniche e per il danneggiamento ai ripetitori che creano fuori servizi alle comunicazioni. Intanto anche l’aeroporto di Kathmandu è stato preso d’assalto da turisti e visitatori che vorrebbero lasciare il paese e intanto sono stati organizzati voli speciali per il rimpatrio dei connazionali.

Ancora bloccati sull’Everest almeno 200 alpinisti mentre ancora rimangono intrappolati almeno 120 persone nei campi base posti nelle parti più alte della montagna in attesa dei difficili soccorsi. La Cina è stato il paese più tempestivo nell’invio degli aiuti umanitari. Quasi 60 medici provenienti da Pechino hanno già raggiunto la destinazione per prestare i soccorsi, mentre sono già stati inviati viveri e 13 tonnellate di medicine.

Si teme per la sorte di 4 speleologi italiani che si trovavano in Nepal nel villaggio di Langtang, travolto da terra e detriti a causa della raffica di scosse sismiche che hanno devastato la regione centro-occidentale nepalese, e che da sabato non danno più notizie di sé.

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