La crisi che colpisce da diversi anni il settore dell’editoria a livello mondiale, ha mietuto una vittima eccellente: il premio Pulitzer, Rob Kuznia. Il reporter del “Daily Breeze” si era aggiudicato il prestigioso premio grazie ad un reportage sulla corruzione in un distretto scolastico molto povero della California che ha comportato le dimissioni di un sovraintendente e che ha indotto, il legislatore locale, a modificare la legge che regola la materia.

Il cronista in quell’occasione vinse il Pulitzer per la migliore inchiesta locale dell’anno, salendo agli onori della cronaca, pur lavorando per un piccolo quotidiano locale che conta solamente 63 mila abbonati e una piccola redazione di 7 giornalisti.

Oggi, Rob Kuznia non fa più il giornalista, ed è questa la vera notizia sconvolgente che conferisce l’esatta dimensione di quanto i professionisti della carta stampata abbiano visto svalutata, con la crisi incipiente, la propria professionalità. Da un anno Kutzia ha smesso di fare il giornalista e ha iniziato a occuparsi di pubbliche relazioni nel dipartimento di comunicazione di una fondazione sulla Shoah perché, altrimenti, non sarebbe riuscito ad arrivare a fine mese e pagarsi l’affitto.

Il fatto di potersi fregiare di un premio assai ambito come il Pulitzer non è stato sufficiente per progredire nella propria carriera e rendere la propria attività la professione giusta per auto mantenersi.

 

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