Una sentenza destinata a segnare una nuova frontiera nel campo della procreazione assistita, quella pronunciata dal tribunale di Reggio Emilia con la quale è stato concesso il nulla osta all’impianto dell’embrione del compagno defunto nell’utero della propria compagna. A riportare la decisione del tribunale emiliano è il quotidiano “Il resto del Carlino” nell’edizione odierna. La vicenda ebbe inizio nel 2010 quando la coppia decise di intraprendere il percorso della procreazione assistita per donarsi la gioia di un figlio, rivolgendosi alla struttura ospedaliera del “Santa Maria Nuova di Reggio Emilia”.  Pochi mesi dopo la triste notizia di un incipiente tumore ai polmoni del marito e la morte sopraggiunta alcuni mesi dopo. La donna apprese che, per la legislazione italiana, sarebbe stato necessario il consenso di entrambi i genitori per proseguire l’iter della procreazione assistita, e che quindi il sopraggiunto decesso del compagno avrebbe dovuto comportare l’interruzione del processo riproduttivo. La donna ha iniziato una lunga battaglia legale coadiuvata dagli avvocati Antonella Orlandi e Giovanna Zanolini il cui esito positivo sarebbe stato raggiunto due mesi fa con l’ok del tribunale legato all'”orologio biologico della donna”.

“Nell’ipotesi di embrioni crioconservati – si legge nella sentenza – ottenuti con consenso di entrambi i componenti della coppia, di cui uno successivamente sia deceduto, gli articoli (che regolano la materia) non costituiscono limite alla esplicazione del diritto della donna ad ottenere il trasferimento degli embrioni”. Lo scongelamento degli embrioni è previsto nel mese di maggio, successivamente avrà inizio l’iter vero e proprio.

 

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