Tanto tuonò che alla fine piovve. Le frasi ingiuriose via Facebook del poliziotto Fabio Tortosa, uno dei componenti dell’ormai tristemente noto VII NUCLEO che irruppe quella notte del 21 luglio 2001 nella scuola Diaz di Genova durante il G8, non sono passate inosservate alle autorità competenti e ai vertici delle forze dell’ordine.

I provvedimenti disciplinari non si sono fatti attendere. Tortosa è stato, infatti, ufficialmente sospeso dal servizio. Lo ha annunciato, stamane, ai cronisti il capo della polizia Alessandro Pansa. Queste le sue parole in merito attraverso Repubblica: “Una vicenda simile non accadrà mai più. Stiano certi tutti gli italiani che non ci sarà mai più un’altra Diaz. Non potrà più esserci. Io me ne faccio garante. Errori e inadeguatezze dei singoli sono purtroppo sempre possibili perché gli uomini sono fallibili e perché si opera in condizioni difficili e a volte eccezionali. E’ nostro compito evitarli e reprimerli con immediatezza. Senza voler togliere nulla alla gravità delle ispirazioni che hanno animato comportamenti e dichiarazioni apparse sui social network, mi indigna il fatto che si immagini che la polizia di Stato sia attraversata da una sottocultura di violenza e di omertà. La polizia di Stato è un organismo sano. Né io né i vertici della polizia abbiamo mai coltivato l’intenzione di rimuovere o sminuire la memoria di quella vicenda.

Per tale ragione, non posso che stigmatizzare il post di Tortosa e, nello stesso tempo, reagire al comportamento tenuto, facendo ricorso alle procedure disciplinari”. Nei giorni scorsi anche l’agente Tortosa si era difeso attraverso le pagine di Repubblica. Di seguito la sua intervista: Alla Diaz fu tortura, ma non dal mio reparto. Chi fa violenza su un inerme commette un atto di tortura. Dunque, alla Diaz fu tortura. Ma io, in 22 anni di polizia, non ho mai torturato nessuno. Per questo ho gridato dopo quella sentenza. Io non sono un torturatore. Non lo siamo stati noi del VII NUCLEO. E solo per questo motivo ho scritto che sarei tornato alla Diaz.

Quella notte fu uno scempio con 159 vittime. I 79 nella scuola che vennero massacrati nel corpo e nella testa e gli 80 di noi del VII, perfetti capri espiatori di quanto era accaduto. Quella notte io e il mio reparto restammo nella scuola 5 minuti. E mentre raggiungevamo i piani alti, decine, centinaia di colleghi con le pettorine e in borghese si accanirono su chi era nella palestra. Se potessi tornare indietro farei quello che non feci 14 anni fa quando mi avvalsi della facoltà di non rispondere. L’infamia cui mi ribello ha anche il volto di chi è stato responsabile di quel pestaggio e non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti. Ha il volto di chi doveva identificare gli autori del pestaggio e non lo ha fatto. Purtroppo, gli uni e gli altri portano la mia stessa divisa”.

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