L’economista Zsolt Darvas editorialista di punta del settimanale tedesco “Die Zeit” in uno studio recente commissionatogli per conto di Brugel, un think tank (istituto di analisi economiche) di Bruxelles,  ha evidenziato come l’avvento dell’euro sia stata la vera causa della povertà dilagante in Europa.

Ammonta al 9% il numero dei cittadini europei che vivrebbero sotto la soglia di povertà, un numero che è cresciuto esponenzialmente dal 2008 in poi, generando oltre alla Grecia (da tempo sull’orlo della bancarotta) milioni di poveri anche in altri stati dell’Unione Europea.

In Spagna il numero dei poveri ammonterebbe a circa 2,8 milioni, mentre in Italia le persone che verserebbero in condizioni di semi indigenza sarebbero circa 3 milioni, praticamente raddoppiato negli ultimi 7 anni durante i quali la crisi ha preso il sopravvento.

La tendenza è opposta più si sale a nord dell’Europa, con la Germania che negli ultimi anni non ha fatto registrare aumenti sensibili del numero dei poveri, mentre addirittura in scandinavia la tendenza è verso il miglioramento, con un livello di benessere aumentato negli ultimi anni e il numero di disoccupati notevolmente ridotto.

Dal 2008 in poi il divario tra il nord e sud dell’Europa si è ingigantito a dismisura, creando di fatto un Europa a due velocità in fatto di economia e di reddito pro capite, rivelando quanto sia stato fallito l’obiettivo dei padri fautori del continente unito,  sul piano dell’omogeneità del tenore di vita.

Sussiste il pericolo reale che in Europa si crei un divario permanente tra un Nord ricco e un Sud povero” – ha spiegato Darvas nel suo studio – anche se le differenze negli standard di vita esistevano all’interno dell’Unione Europea gia’ prima della crisi dell’euro.

Il bilancio dello studio è impietoso come la drastica soluzione che si profilerebbe come opportuna per porre fine a tale sbilanciamento: la fine dell’euro, prima che l’economia europea possa cadere in uno stato di coma irreversibile.

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