L’ultima pagina della vicenda Meredith Kercher la scrive oggi Raffaele Sollecito. Il giovane, inizialmente uno dei principali sospettati dell’omicidio della studentessa inglese nel novembre 2007, assieme all’americana, nonché compagna di vita all’epoca, Amanda Knox, è stato assolto nei giorni scorsi dall’accusa di omicidio in tal senso.

8 anni pesanti e duri da digerire per chi, agli atti della Cassazione, è stato considerato innocente dai fatti contestatigli. Da uomo libero, Raffaele Sollecito ha voluto raccontare, quest’oggi, la sua verità. Lo ha fatto tramite conferenza stampa tenutasi al centro congressi Cavour di Roma, nel corso della quale ha esposto le sue ragioni, in compagnia degli avvocati Giulia Bongiorno, Luca Maori e Francesco Mastro. Di seguito vi riproponiamo le sue dichiarazioni integrali: Oggi mi sento come un sequestrato che è tornato alla libertà dopo 7 anni e 5 mesi.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato: senza il loro supporto non avrei avuto la forza di arrivare fin qui. Ringrazio in particolare mio padre, i miei avvocati e i miei familiari. Il mio sequestro è stato insopportabile. Sono stato additato come un assassino, senza uno straccio di prova. La mia famiglia è stata fatta a pezzi, sbriciolata. Non è vero che non mi aspettavo questa sentenza. Questa sentenza doveva finire così. Ora torno alla vita

Ho sentito Amanda e siamo entrambi molto felici. Anche lei ha festeggiato con la sua famiglia. Tra me e Amanda, attualmente, c’è solo una relazione d’affetto. Auguro a lei ogni bene. Non ho in programma di vederla, non so se mai succederà, non c’è in me questo desiderio. E’ rimasto fra noi solo un rapporto di amicizia, uno come tanti. Forse scriverò un libro, ma ora voglio dimenticare. Ringrazio i giudici che mi hanno risarcito di tante sofferenze, la ferita non smetterà mai di sanguinare, non si cicatrizzerà mai. Sono completamente estraneo a tutta questa vicenda. Il dolore è ancora presente e se guardo l’esito finale posso dire che la giustizia ha funzionato.

Mi dispiace per la famiglia di Meredith. La sentenza è la verità, questa volta la sentenza è coincidente con la realtà dei fatti. Spero che loro riconoscano questa verità dei fatti. Meredith la conoscevo poco, non avevo motivo per avere dell’astio e per rendermi partecipe di un delitto tanto orribile. Guede non lo conosco affatto. Non accetterò più di essere definito un assassino e mi tutelerò nelle sedi opportune nel caso ce ne fosse bisogno. Ho percepito l’odio verso me e la mia famiglia. Ho una lista infinita di momenti brutti. 7 anni e 5 mesi sono un tempo infinito quando si vive in una tragedia infernale che fa parte della tua esistenza. Tra i momenti più brutti sicuramente quello del mio arresto. Ma quando ero recluso, la certezza della mia innocenza mi permetteva di sperare che prima o poi giustizia sarebbe stata fatta. Grazie a mio padre, ai miei avvocati e ai miei familiari, tutti hanno contribuito in maniera decisiva per l’esito del processo.

La chiamata di mia sorella che mi ha annunciato la sentenza è stato, invece, il momento più bello. Per me è stato come rinascere, l’inizio di una nuova vita, un ritorno alla mia normale esistenza, ai miei affetti, alla possibilità di vivere come un qualsiasi ragazzo della mia età, con i miei sogni e le mie aspirazioni. Non avevo nulla a che fare con quell’omicidio, mi sembrava tutto surreale”. Queste, intanto, le parole dell’avvocato Bongiorno: “Nelle prossime settimane valuteremo eventuali istanze relative all’ingiusta detenzione. Non ci sono, comunque, sentimenti di vendetta. Eventuali azioni di risarcimento e responsabilità civile non saranno alimentati da quei sentimenti. Non cerchiamo vendette verso giudici che hanno sbagliato. Quanto alla responsabilità civile dei magistrati inquirenti, esso è un istituto serio, che non va esercitato con spirito di vendetta e allo stato non ci sono iniziative di questo genere”.

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