Ragioniere da 40 anni. Era il 27 marzo del 1975 quando al cinema si affermava, per la prima volta, il mito di Fantozzi, primo dei dieci film sullo sfortunatissimo personaggio, emblema del perfetto perdente e che ha rappresentato, per decenni, la storia del cinema italiano.

Un piccolo uomo interpretato dalla sapienza e maestria sul set di Paolo Villaggio, che tutti noi ben conosciamo. Fantozzi è definibile come rappresentante dell’uomo medio, appartenente alla media borghesia ed impegnato in una vita semplice, senza grandi ambizioni ed animato da fallimentari desideri di riscossa. Patrimonio della comicità italiana. Chi non ricorda la celebre partita di calcetto sotto la pioggia tra scapoli da un lato ed ammogliati dall’altro. Apoteosi.

Da annoverare il contributo cinematografico di altri personaggi ricorrenti nella saga, vedi l’imbranatissimo e propositivo ragionier Filini, dagli occhiali molto spessi, interpretato da Gigi Reder, la calcolatrice signorina Silvani, di Anna Mazzamauro, la spaventosa, in termini estetici, figlia Mariangela, da lui sempre denigrata, fino ad arrivare alla povera e bistrattata moglie Pina. Diretto due volte da Luciano Salce, sette da Neri Parenti e infine da Domenico Saverni nel 2000, Fantozzi ci ha fatto ridere come non mai nel corso del tempo. Gli anni passano, ma il ricordo delle sue disavventure tragicomiche resta indelebile. Perché in fondo in Fantozzi c’è qualcosa di tutti noi. 40 di questi anni, ragioniere.

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