Domenica si ricomincia. Motori accesi e tutti in pista. Il Mondiale in Formula 1 è pronto a ripartire dall’Australia. C’è un protagonista in più da annoverare ai vertici di una scuderia gloriosa ed importante: Sergio Marchionne. Colui che vivrà il suo primo Mondiale da presidente della Ferrari. Raccoglie il testimone di Luca Cordero di Montezemolo. Si apre, dunque, una nuova era a Maranello. Eredità pesante, che, però, non spaventa Marchionne, il quale, attraverso queste parole, ha voluto ricordare anche il suo passato lontano dal territorio italiano, vale a dire in Canada.

Di seguito ve le riportiamo integralmente: “L’unica cosa che m’interessa è far ripartire i processi, vedere uomini e donne della Ferrari che s’impegnano e condividono gli obiettivi da portare avanti. Non guardavo tutti i Gran Premi da ragazzo. Qualche volta sì. Per me la Ferrari, in Canada, era una grande azienda. Una vettura che nessuno di noi si poteva permettere di acquistare. Ne circolavano poche, quando le vedevamo per strada erano un’enorme fonte di orgoglio. Rappresentavano il meglio dell’Italia. Enzo Ferrari? Un genio. Non l’ho mai conosciuto e mi risulta impossibile giudicarlo. Lo faccio, però, attraverso il tanto che ha lasciato dietro di sé. Ho conosciuto invece Steve Jobs e anche lui ha dato vita a una realtà incredibile. Persone uniche. Gilles Villeneuve era un idolo, ma non l’abbiamo visto come promotore della Ferrari o della Formula 1. È un’associazione che non è stata mai fatta. Per me era uno che esaltava, però non mi ha cambiato il mondo.

Seguivo il calcio. Tifavo Juve, ma la Nazionale più di ogni altra cosa. La mia prima auto è stata una Fiat 124 coupé bianca. Nuova di zecca, arrugginita dopo 18 mesi. Di Vettel apprezzo una cosa: è la pace associata alla saggezza. Sono qualità difficili da trovare in un giovane. Raikkonen è diverso da come lo abbiamo visto nel passato. E’ tornato a essere una persona di carattere, è impegnato. Ho un grandissimo rispetto per Alonso, mi è sempre piaciuto come pilota e come uomo. Non è stato un matrimonio facile con la Ferrari. Ma può darsi che il suo ciclo si fosse chiuso e dopo 5 anni fosse giusto per entrambi cambiare. Mi dispiace moltissimo a livello umano che non ci sia in Australia. Spero si rimetta. Non ho più sentito Montezemolo. Agli italiani prometto il massimo impegno. A Melbourne ci sono 120 persone nostre, a Maranello ce ne sono tante altre focalizzate sulla telemetria, sui motori, su tutto il resto. Abbiamo una squadra dedicata che sente l’impegno sulla pelle e dentro la pelle”.

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