Una toilette che riesce a trasforma l’urina umana in fonte energetica. L’idea di produrre uno strumento così eco-friendly è stata elaborata all’interno del campus della University oth the West England di Bristol.

Pee Power, questo il nome dell’interessante invenzione, che potrebbe rilevarsi un ottimo metodo per produrre energia dagli stessi scarti liquidi umani. Un tempo già proposto da Bill Gates e poi alla Maker Faire, questo progetto ha trovato piena espressione grazie al campus, che l’ha messo a disposizione degli utenti, a differenza dei due precedenti, rimasti un passo indietro, rispetto alla vera e propria attuazione.

Pee Power è un normale WC pubblico, nel quale la pipì viene inserita, una volta espletata, in pile a combustibile microbiologiche, che la traformano, per l’appunto, in elettricità. Come ha spiegato il professor Ioannis Ieropoulos, capo del gruppo che ha realizzato Pee Power, “Le pile a combustibile microbiologiche funzionano usando microbi vivi che si nutrono di urina per la propria crescita. Una MFC è, in effetti, un sistema che sfrutta una parte di quella energia biochimica usata per la crescita dei microbi e la converte direttamente in elettricità. Così non abbiamo bisogno di combustibili fossili e usiamo in modo efficiente un prodotto di scarto di cui abbiamo abbondanza”.

Il test del wc che trasforma l’urina in energia è stato installato nel campus di Bristol, affinché, sia gli studenti che il corpo docente e il personale, potessero fruirne.

L’aspetto è quello di una toilette di emergenza, come quelle impiegate per esempio nei campi per i rifugiati; dopotutto, lo sviluppo è iniziato proprio per trovare una soluzione efficace al problema dell’illuminazione di questi luoghi.

Il professor Ieropoulos sostiene che questa soluzione è anche economica: «Realizzare una pila microbiologica costa circa una sterlina (circa 1,40 euro) e crediamo che una piccola unità come il prototipo che abbiamo realizzato per l’esperimento costi circa 600 sterline (circa 830 euro), che è un bonus significativo per una tecnologia che è, in teoria, eterna».

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