Il suo stupratore è stato assolto e una bambina di 11 anni, non poteto sopportare tale sentenza, ha deciso di togliersi la vita, dandosi fuoco.

A riferire la vicenda, Actionaid: il fatto si è svolto a gennaio a Somaliland, regione settentrionale della Somalia che si è proclamata indipendente. La bambina proveniva dalla regione di Sanag: prima di compiere l’estremo gesto di togliersi la vita, la piccola ha combattutto davvero tanto per ritornare a vivere una vita normale dopo la violenza sessuale. La ragazzina, infatti, ha avuto conseguenze fisiche e psicologiche, difficilmente sanabili, dopo che un uomo di 28 anni l’ha violata nella sua innocenza.

La 11enne stuprata ha raccontato la violenza subita, mentre stava raccogliendo della legna. L’uomo, dapprima l’ha colpita, per poi zittirla, coprendole il viso e il capo: “Sono caduta per terra e lui mi ha coperto la testa con un cappotto, così le mie urla non si sarebbero sentite“.  Lo stupro è stato molto doloroso, anche perché la bimba era stata sottoposta alla mutilazione genitale femminile. È stata minacciata dal 28enne che le intimò di non raccontare nulla della violenza ricevuta, altrimenti le avrebbe tagliato la testa.

L’ospedale nel quale giunse la bambina, condotta dalla madre, rifiutò di curarla senza che prima non fosse effettuata una denuncia alla polizia. Le vittime di stupro in Somaliland diventano carnefici, non sono viste come persone da aiutare, ma come una sorta di onta da evitare.

Grazie al supporto di Actionaid, però, la bambina fu ricoverata nella clinica di Borama: la madre, intanto, portò il caso in tribunale, per dare giustizia alla figlia. L’uomo che violentò la bambina fu arrestato e condannato a otto anni, anch se la Camera degli Anziani della comunità rilasciò lo stupratore. Il padre della 11enne accettà 400 dollari come risarcimento. La creatura, però, non poteva sopportare un dolore così grande e a gennaio si è tolta la vita, dandosi fuoco: la polizia ha archiviato il caso, definendolo “incidente”.

 

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