No al razzismo. Il grido si eleva forte anche nel calcio. Sport che non conosce colore e non conosce pelle. O, almeno, dovrebbe essere così. Si dice, spesso, sia lo specchio della società in cui viviamo. Intanto, Souleymane S., colui che lo scorso martedì ha subìto episodi di razzismo perpetrati dai tifosi del Chelsea nella metropolitana di Parigi, qualche ora prima del match che si sarebbe svolto, poi, al Parco dei Principi, ha voluto fornire la sua testimonianza diretta sull’accaduto.

Parole forti le sue, che esprimono un disagio profondo: “Volevo salire su quel vagone della metro, ma un gruppo di tifosi inglesi me l’ha impedito, bloccandomi e spingendomi via. Ho capito che il loro problema era il colore della mia pelle. Mi hanno detto delle cose in inglese, ma io non riuscivo a capire le loro parole. Poi mi sono reso conto che avevo di fronte i tifosi del Chelsea e ho ricollegato tutto alla partita con il PSG. Sono stato molto tempo di fronte a loro, una persona mi ha addirittura detto che sono stato coraggioso. Sai, io ci vivo con il razzismo, non era la prima volta. Però non mi era mai capitata una cosa del genere in metropolitana. Ho provato a forzare il passaggio, ma niente. Ho anche perso il telefono. Il personale RATP (società pubblica che gestisce il trasporto parigino, ndr) è intervenuto dopo un po’ solo per assicurarsi che non ci fossero risse e che il traffico scorresse regolarmente. I responsabili devono essere identificati e puniti“.

La magistratura francese ha aperto un’inchiesta. L’episodio è stato condannato anche dai vertici del calcio, quali Fifa e Uefa. “Siamo razzisti, siamo razzisti, è così che ci piace essere”. Questo il contenuto dei cori proferiti dai tifosi inglesi in questione, che vi riproponiamo, di seguito, attraverso questo video:

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