L’ arrivo di Skyrim è una buona occasione per riflettere sull’attuale scenario dei giochi di ruolo, considerato che, una volta nei negozi, il pezzo da novanta di Bethesda dovrà fare i conti con un competitor rilevante come Dark Souls, mentre Final Fantasy XIII-2 si affaccerà già all’orizzonte. Tre titoli molto diversi tra loro. Tre simboli che per necessità tassonomiche appartengono ancora allo stesso genere, quello degli RPG, che negli anni è mutato profondamente ibridandosi con altri contesti e generando correnti assai diverse tra loro. Da un lato Skyrim è l’alfiere della scena occidentale, tradizionalmente più vicina gli stilemi della scuola di Gygax e dei primi RPG cartacei. Qui la parola chiave è “libertà”: libertà di costruire e caratterizzare (interpretare) il proprio avatar, libertà di esplorare e agire, ma soprattutto libertà di vivere a proprio gusto la linea narrativa in nome di quel meraviglioso “sense of wandering” che ha scritto le migliori pagine del genere. Le novità di Skyrim non fanno rimpiangere troppo il passato e ne rappresentano semmai una coerente evoluzione, mentre la volontà di proporre un’esperienza pura e senza compromessi si manifesta tra le altre cose nell’assenza di multiplayer o co-op. Un anacronismo? Forse, ma per i fan questa scelta rappresenta una garanzia sulla qualità della campagna e sul rispetto religioso del dogma. All’esatto opposto troviamo invece Final Fantasy XII1-2 e i giochi di ruolo di matrice giapponese, o JRPG. Qui i personaggi appaiono rigidamente caratterizzati sulla falsariga di anime e manga. mentre il sistema di combattimento nella maggior parte dei casi deve molto agli strategici. Inoltre la massiccia presenza di dialoghi e di enigmi avvicinano questi giochi agli adventure, limitando di fatto la libertà d’azione e d’esplorazione a favore di una narrazione più strutturata. Si tratta di un genere che vanta moltissimi appassionati, ma che negli ultimi anni si è evoluto poco, fino quasi a cristallizzarsi. Eppure tra questi due solchi esistono anche vie mediane e originali. Una di queste è quella intrapresa da Dark’s Souls di From Software (con sede a Tokyo), il sequel spirituale di Demon’s Souls; titolo severissimo, che guarda all’occidente senza perdersi fondendo in maniera armonica gli action e gli RPG “roguelike”, e che forse rappresenta una delle migliori possibilità per liberare lo sviluppo giapponese di genere dal suo attuale empasse.

Cosa ne pensi? Lascia un commento