Chi non ha mai avuto una Play Station, e sono pochi, non può ricordarsi di quando il telecronista di Winning Eleven urlava frasi incomprensibili in giapponese quando si faceva melina per temporeggiare, o i nomi storpiati dei giocatori “Batustida, Insoghi, Del Peiiiro” venivano pronunciati con accento nipponico. O chi non ha mai dovuto cambiare la porta del joystick per sconfiggere Psycho Mantis in Metal Gear? Sono passati 20 anni e quella console della Sony, grigia squadrata con lo sportellino tondo che si alzava per inserire i CD ne ha fatta di strada!

Breve Play Station Story

Nata da un accordo poi saltato con Nintendo la console nacque da un’idea di Ken Kutaragi, quando vide un volta 3D a cui si potevano modificare i lineamenti in tempo reale e pensò che che quello era il futuro dei videogames. Da quel momento in poi l’ingegnere giapponese diventò talmente ostinato nel portare avanti quel progetto fino a dimostrare a tutti che la sua convinzione nel progetto era ben riposta. Il primo modello spopolò letteralmente e solo nel primo mese ne furono vendute 350.000. Dal 1994 al 2006 quella scatola grigia presente in moltissime case diventò un vero e proprio oggetto di culto!

Sempre verso il futuro

Anche se il target di riferimento per la casa giapponese resta comunque il giocatore, le console odierne sono molto diverse e molto più all’avanguardia di quelle del 1994, con molta più potenza e con ambizioni multimediali di intrattenimento che vanno oltre il videogioco. Basti pensare che per la PS2 ne fu ritardato il lancio perché l’introduzione della connessione internet poteva interferire con il sistema di controllo a distanza dei missili, fino ad arrivare all’ultimo modello, la PS4. Anche se molto potente, non rappresenta un balzo tecnologico in avanti come per le versioni precedenti, ma la vera innovazione è nel PlayStation Network, un’interfaccia “social”,per far condividere agli utenti la passione per i videogame.

Andrea Zampini

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