Continua a salire la tensione tra Stati Uniti e Germania per il caso Datagate. In particolare, dopo le rivelazioni dei giornali tedeschi, secondo cui il cellulare della cancelliera Angela Merkel sarebbe stato controllato dal 2002 alla metà di quest’anno. Ieri la Bild am Sonntag, l’edizione domenicale del quotidiano popolare più letto d’Europa, ha scritto che Obama sapeva tutto dal 2010 sullo spionaggio ai danni della Merkel. La Casa Bianca si è limita a replicare: «Non commentiamo notizie di stampa, ma quanto alla nostre regole, abbiamo chiarito che gli Usa raccolgono all’estero informazioni dello stesso tipo di quelle raccolte da tutte le altre nazioni ». Mentre il capo uscente della Nsa, il generale Keith B. Alexander, ha fatto sapere che Obama non è mai stato informato delle attività di spionaggio che l’agenzia effettuava sul telefonino della cancelliera tedesca. Intanto, Berlino attaccava pesantemente gli Usa. «La sorveglianza è un reato e quanti ne sono responsabili devono risponderne davanti alla giustizia», ha tuonato il ministro dell’Interno tedesco, HansPeter Friedrich. Duro anche il ministro degli Esteri, GuidoWesterwelle, che giovedì aveva convocato l’ambasciatore Usa per protestare per lo spionaggio della National SecurityAgency americana. Si tratta di fatti «altamente dannosi », ha avvertito in una nota, e che «minacciano di minare i legami che ci tengono insieme e di cui abbiamo più bisogno che mai per modellare il futuro nel mondo globalizzato del 21o secolo». Il centro a Roma Quanto alle notizie sul coinvolgimento italiano nel Datagate, fonti di intelligence ridimensionano le rivelazioni dello Spiegel su un centro di spionaggio a Roma comune a Cia e Nsa. Si tratterebbe infatti di una «normale attività e collaborazione che avviene ovunque nei paesi alleati tra stazioni dei servizi l’intelligence del posto» .

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