Istruzioni per l’uso: questa non è una festa in punta di forchetta, da salotti eleganti mai sopra le righe. La felicità della Roma dei record è euforia allo stato puro, quella dell’abbraccio dei circa mille tifosi che si ritrovano all’aeroporto di Fiumicino per unirsi a quel coro che i giallorossi un paio d’ore prima cantavano nello spogliatoio di Udine: «E se ne va, la capolista se ne va…». Gli effetti collaterali sono nel conto: traffico in tilt, ressa da batticuore, polizia in affanno. Ma a chi importa? La Roma della difesa più forte d’Europa, delle 9 vittorie consecutive che eguaglia il primato della Juve del 2006, della differenza reti «monstre» (23 reti fatte, 1 sola subita), si ritrova al centro di una favola e non ha nessuna voglia di uscirne. Così si scopre come, tra i maggiori campionati europei, solo il Tottenham di Bill Nicholson aveva fatto meglio in avvio, con 11 vittorie di fila, tra il 20 agosto e il primo ottobre del 1960. Oltre 50 anni fa. Mentre in questa stagione, in Europa solo lo Standard Liegi ha avuto un inizio del genere. Totti: che palle! E allora capitan Totti non si tiene più. «Tutti hanno dimostrato coraggio, forza e due palle così! Tutti noi siamo la Roma, a prescindere da chi gioca. E dico grazie ai nostri tifosi (4.000 a Udine) che ci hanno sostenuto contro una squadra che in casa non perdeva da una vita». Ma in questa atmosfera da carnevale di Rio, c’è solo una persona apparentemente quieta. Si chiama Rudi Garcia e le sue sensazioni le racconta così. «Ringrazio Conte della Juve per i complimenti, ma li faccio io a lui, che ha vinto scudetti. Io qui non ho vinto ancora nulla. Napoli e Juventus sono le nostre rivali. Le vittorie iniziali fanno piacere, ma non sono un trofeo. Magari in futuro si faranno confronti con questa striscia, che spero arrivi a dieci o a undici, ma io voglio vincere qualcosa. Se non sarà quest’anno, magari sarà il prossimo oppure più avanti, però conta solo questo. L’obiettivo è la zona Champions, per questo guardo solo lo scarto dal quarto posto, non voglio deludere i tifosi. Adesso, ad esempio, tutti pensano che giovedì contro il Chievo sarà facile, invece sarà il match più difficile per noi». Euforia Pallotta Il francese, però, non nasconde il peso specifico che ha la vittoria di Udine. «E’ la più bella e vale più di tre punti, alla fine questo conterà parecchio. E’ stato tutto molto difficile, l’espulsione di Maicon ci ha complicato le cose. Abbiamo vinto con cuore, voglia e determinazione. Io però non faccio tabelle. Ci manca ancora qualcosa. Noi fortunati? La fortuna fa parte del gioco, ma non arriva da sola, si provoca. Ad esempio, abbiamo giocato in dieci, ma anche per noi c’era la possibilità di giocare in undici contro dieci a fine primo tempo (mancata espulsione di Muriel, ndr)». Insomma, un Garcia incontentabile. E chissà che il presidente Pallotta— ieri dagli Usa pieno di elogi per tutti — non l’abbia scelto anche per questo. D’altronde per la festa, quella vera, c’è ancora tempo. Ma se avverrà, quel giorno sarà meglio allacciare le cinture.

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