Il tempo degli annunci (almeno i primi) è finito, ora si inizia a pensare all’Inter che verrà. Qualche punto certo c’è già: manca ancora la definizione precisa dei ruoli, per la quale comunque bisognerà aspettare almeno fino a novembre. Nonostante infatti l’ufficialità della cessione delle quote da Massimo Moratti a Erick Thohir sia già arrivata, per il closing (la fase finale dell’operazione, in cui avviene il pagamento e al quale segue la chiusura definitiva della trattativa) bisogna aspettare ancora 20 giorni, il che significa che difficilmente il magnate indonesiano sarà presente all’assemblea dei soci fissata per il 25 e 28 ottobre. Come già dichiarato da Moratti, è decisamente più probabile che venga fissato un nuovo incontro a novembre, durante il quale si ratificherà l’accordo e si decideranno finalmente i ruoli, compreso quello del presidente. Intanto però si può già facilmente delineare quello che sarà il prossimo consiglio d’amministrazione della società nerazzurra. Il primo aspetto di cui si è già vociferato è la riduzione dei consiglieri, che da 14 diventeranno solamente 8: di questi, soltanto tre saranno riservati a Massimo Moratti, che dovrebbe scegliere come consiglieri il figlio Angelomario detto «Mao» (il quale potrebbe anche essere il vicepresidente, caricata già attualmente da lui occupata) e Rinaldo Ghelfi, il «ministro delle finanze». Per quanto riguarda invece la parte indonesiana, insieme al proprietario Erick Thohir e ai due soci di minoranza Handy Soetedjo e Rosan Roeslani, dovrebbero sedere in consiglio Thomas Shreve e Jason Levien, che avranno due ruoli chiave: il primo avrà in mano, insieme al dg Fassone e a Ghelfi, la parte finanziaria del club con anche il potere di firma; il secondo invece rappresenta il perfetto collegamento tra la società e la squadra, visto che Levien è pure il co-proprietario proprio assieme a Thohir dei Dc United, la squadra della Mls statunitense. L’obiettivo dei magnati? Aumentare il fatturato del club, cosa che all’Inter non è riuscita, nemmeno dopo la conquista del triplete (e qui in molti puntano l’indice sul marketing). Pareggiare gli introiti delle big d’Europa, ma si punta almeno ad accorciare le distanze, che ad oggi sono enormi, visto che incassano il doppio. Questa sarà quindi la prima rivoluzione di Thohir, ma nel breve periodo non aspettiamocene altre, soprattutto per quanto riguarda la squadra. Tutti, da Branca in giù, sono sicuri del proprio posto almeno fino a giugno, visto che cambiare a campionato iniziato sarebbe pericoloso. L’unico che sarà saldo nel suo ruolo, a meno di eventi improvvisi o di un fallimento totale, anche dopo la prossima estate è Walter Mazzarri: il tecnico è stato scelto da Moratti per dare vita ad un progetto pluriennale, sostituirlo dopo una sola stagione non avrebbe senso e sembrerebbe uno sgarbo di Thohir allo stesso presidente. È vero che l’indonesiano ha ricevuto suggerimenti su Montella per la panchina e Pradè per la dirigenza, ma per ora sembra fattibile solo il secondo nome. Intanto, a proposito di sgarbi, a mettere un po’ di pepe sull’af – fare ci ha pensato Andrea Agnelli, presidente della Juventus, che sul proprio profilo Facebook ha scritto: «La capitale indonesiana ribattezzata non più Jakarta ma Jakartone», riferimento allo scudetto del 2006.

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