«Sono orgogliosissimo di quello che guadagno (un milione e ottocentomila euro all’anno – nel dubbio 1.800.000 -per un contratto triennale da cinque milioni e quattrocento mila euro,ndr), venendo da una famiglia normale conosco il valore del denaro ». Figuriamoci se non lo conoscesse quanto avrebbe chiesto. E ottenuto, visti i risultati. Pensieri e parole sono di Fabio Fazio, teledivo di Rai Tre, conduttore del programma Che Tempo che fa, che domenica scorsa ha ospitato il presidente dei deputati del Pdl, Renato Brunetta, con il quale ha dato vita ad una sorta di cavalleria rusticana sul tema del faraonico contratto di Fazio e sulla trasparenza da parte della Rai. Il video dell’incontro-scontro dovrebbe entrare a far parte dei manuali di economia, tanta è la capacità di decifrare la logica di mercato in salsa democratica. Siccome io lavoro in Rai da 30 anni e la Rai è cosa mia, è il ragionamento di Fabio Fazio, è giusto, anzi è un dovere, essere pagato a peso d’oro. Ragionando così un operaio delle acciaierie di Piombino, dopo 30 anni di lavoro, quanto dovrebbe guadagnare allora? Demagogia a buon mercato? Possibile. Però quando un conduttore televisivo, non sapendo come parare il colpo, la butta in vacca sostenendo che lui «paga le tasse» e non ha mai avuto una condanna «per frode fiscale», fa altrettanto. Anzi, fa peggio, visto che finisce con l’accusare gli italiani di essere degli evasori. Sì, proprio lui, il «mite» Fabio Fazio, cantore della sinistra champagne e caviale, giullare dei democratici, padre padrone di un salotto televisivo dove non si cammina ma si vola sull’acqua, colui che non fa domande ma porge risposte, se punto nel portafoglio, per un milione e ottocento mila euro all’anno (a cui vanno aggiunti gli eventuali bonus per la conduzione del Festival di Sanremo) sa essere talmente cattivo da metter paura. «Nel mio contratto con la Rai c’è il vincolo della riservatezza», sostiene Fazio nel match con Brunetta, «e questo programma è pagato interamente dalla pubblicità». Davvero? Ecco, il problema è che il servizio pubblico, ovvero la Rai, dovrebbe fare altro, e non scimmiottare la tv commerciale. Per questa ragione la filippica finto buonista di Fazio ha finito per suscitare un’ondata d’indignazione. Le associazioni dei consumatori- Codacons e Associazione utenti televisivi – hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti e contro la Rai per conoscere le cifre esatte dei compensi di Fazio, Luciana Littizzetto e Roberto Benigni. E siccome il fronte è stato aperto le associazioni hanno presentato anche un’istanza d’accesso all’Agenzia delle Entrate per avere copia delle denunce dei redditi, «che sono pubbliche», dei tre personaggi televisivi, in modo da poter risalire ai cachet elargiti loro dalla Rai. In una nota le due associazioni sottolineano che «non appena avremo questi dati sarà nostra cura divulgarli allo scopo di garantire massima trasparenza ai teleutenti ». «È vero che Fazio guadagnerà 5,4 milioni in 3 anni per 3 ore e mezzo di trasmissione alla settimana per 8 mesi l’anno?», è tornato a chiedere Brunetta, che ha rilanciato la questione su Twitter. Il capogruppo del Pdl alla Camera ha presentato anche un’interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, il grillino Roberto Fico, per sapere se le indiscrezioni sul rinnovo del contratto del conduttore Fabio Fazio corrispondano al vero. Contro il conduttore di Rai Tre, però non c’è solo l’esponente azzurro. Con un post dal titolo «L’ipocrisia di Rai3» il blog di Beppe Grillo attacca Fazio. «Domenica il Tg3 ha mandato in onda un servizio su una famiglia composta da nonna, marito, moglie e tre bambine che vivono (si fa per dire) con la pensione di reversibilità della nonna: settecento (700) euro al mese. Alle 21 circa va in onda sempre su Rai Tre Che Tempo che fa condotto da Fazio, conduttore televisivo, al quale la Rai ha rinnovato il contratto per tre anni per un importo pari a 5.400.000 euro, cioè 1.800.000 euro all’anno. Chiedo», prosegue il post pubblicato sul blog, «che i portavoce del M5S denuncino, tutte le volte che vanno in una qualsiasi televisione, queste enormi ingiustizie.Anche tenendo presente che sono i pensionati al minimo che pagano il canone».

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